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Guido De Maria è morto a 93 anni: da Nick Carter a SuperGulp!

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È morto Guido De Maria, l’uomo che portò i fumetti in televisione

La televisione italiana perde una delle figure più originali e meno facilmente classificabili della sua storia. Guido De Maria, umorista, sceneggiatore, regista, disegnatore e autore pubblicitario modenese, è morto oggi all’età di 93 anni. La notizia, riportata dal Resto del Carlino, chiude il percorso di un protagonista di quella stagione creativa in cui pubblicità, fumetto, televisione e satira riuscirono a incontrarsi dando vita a personaggi e linguaggi destinati a entrare nell’immaginario collettivo. Nato nel 1932 a Lama Mocogno, nell’Appennino modenese, De Maria ha attraversato decenni fondamentali della cultura popolare italiana con una capacità particolare: quella di muoversi tra mezzi espressivi diversi senza perdere riconoscibilità, trasformando idee, disegni e intuizioni in personaggi capaci di parlare a un pubblico vastissimo.

Chi era Guido De Maria e perché il suo nome è legato alla televisione italiana?

Raccontare Guido De Maria significa ripercorrere una parte della storia dell’intrattenimento italiano del secondo Novecento, quando la televisione stava ancora costruendo il proprio linguaggio e la pubblicità rappresentava uno dei principali laboratori della creatività nazionale. Disegnatore, pubblicitario, sceneggiatore, regista e autore televisivo, De Maria apparteneva a una generazione di artisti abituati a non considerare rigidi i confini tra un mestiere e l’altro. La sua attività si sviluppò soprattutto tra Bologna e il mondo della Rai, in un ambiente nel quale la comicità grafica e l’invenzione televisiva potevano incontrarsi con una libertà oggi molto più difficile da ritrovare. In quel contesto nacquero collaborazioni importanti, tra cui quella con Bonvi, nome d’arte di Franco Bonvicini, e con Francesco Guccini, due personalità molto diverse ma accomunate dalla capacità di trasformare l’ironia in una forma precisa di racconto della società italiana.

De Maria fu inoltre tra i protagonisti della stagione dei Caroselli, il celebre formato pubblicitario che per anni rappresentò un appuntamento quasi rituale nelle case italiane. Non si trattava soltanto di pubblicità nel senso moderno del termine: Carosello costituiva un piccolo spazio narrativo nel quale personaggi, gag, tormentoni e situazioni surreali potevano diventare parte della memoria collettiva. È anche in questa palestra creativa che si comprende il percorso di De Maria, capace di utilizzare l’umorismo non semplicemente come elemento comico, ma come strumento per costruire personaggi immediatamente riconoscibili.

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Guido De Maria, autore, regista e umorista, è morto a 93 anni. Dalla stagione dei Caroselli a “Gulp!” e “SuperGulp!”, il suo nome è legato a una delle pagine più originali della televisione italiana.

Come nacque Gulp, fumetti in TV?

Il passaggio decisivo arrivò nel 1972, quando Guido De Maria ideò il format “Gulp, fumetti in TV”, un programma destinato a rappresentare una svolta nel rapporto tra televisione e fumetto. L’idea, nella sua apparente semplicità, era innovativa: portare sul piccolo schermo il linguaggio delle tavole disegnate, sfruttandone la forza visiva e adattandolo alle esigenze della narrazione televisiva. In un’epoca nella quale il fumetto era ancora considerato soprattutto un prodotto editoriale rivolto a un pubblico giovane, De Maria contribuì a dimostrare che quei personaggi potevano trovare una nuova dimensione attraverso la televisione.

È proprio all’interno di questa esperienza che prese forma Nick Carter, uno dei personaggi più celebri legati alla sua carriera e disegnato da Bonvi. L’investigatore dal carattere ironico, protagonista di avventure surreali insieme ai suoi comprimari, divenne rapidamente una delle icone della stagione di “Gulp” e, successivamente, di “SuperGulp!”. L’importanza di quell’esperienza non risiede soltanto nella popolarità dei personaggi, ma nell’aver contribuito a costruire un modo nuovo di concepire l’animazione e il fumetto televisivo, mescolando disegno, voce, montaggio e tempi della comicità.

Quali personaggi sono rimasti nell’immaginario creato da De Maria?

Il percorso creativo di Guido De Maria non si esaurì però con Nick Carter. Dalla sua attività nacquero numerosi spot, personaggi e invenzioni grafiche che contribuirono a definire una parte dell’immaginario popolare italiano di quegli anni. Tra le sue creazioni vengono ricordati anche i Brutos e Giumbolo, quest’ultimo legato proprio all’universo di “SuperGulp!”. Erano personaggi costruiti attraverso una comicità immediata, spesso surreale, nella quale il tratto grafico diventava parte integrante della battuta e il carattere del personaggio poteva essere riconosciuto in pochi secondi.

Questa capacità di sintetizzare un’idea in una figura, una voce o una situazione rappresenta forse uno degli aspetti più significativi dell’eredità professionale di De Maria. Prima dell’attuale economia dell’attenzione, fatta di immagini rapidissime e contenuti progettati per essere riconosciuti in un istante, la pubblicità e la televisione degli anni Sessanta e Settanta avevano già intuito quanto fosse potente un personaggio costruito con pochi elementi essenziali. De Maria apparteneva a quella generazione di autori che trasformava la brevità in invenzione, riuscendo a lasciare tracce durature attraverso formati apparentemente effimeri.

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Con Bonvi contribuì alla nascita televisiva di Nick Carter e portò il linguaggio del fumetto sul piccolo schermo. Guido De Maria lascia una traccia importante nella storia della cultura pop italiana.

Che cosa raccontò De Maria del suo rapporto con Nick Carter e SuperGulp!?

A testimonianza diretta di quella stagione rimane anche un’intervista rilasciata al Carlino nel 2024, nella quale De Maria ricordava con chiarezza il proprio ruolo nella nascita di quei programmi e di quei personaggi. «Sono stato l’autore di Nick Carter insieme a Bonvi», raccontava, ricordando inoltre: «negli anni ’70 ho avuto la regia per la Rai di Gulp! e di SuperGulp!». Parole che restituiscono la consapevolezza di un percorso nel quale scrittura, regia e invenzione grafica non erano compartimenti separati, ma parti di uno stesso processo creativo.

Il ricordo assume oggi un significato particolare perché arriva da un autore che aveva attraversato in prima persona una fase irripetibile della televisione italiana. Guido De Maria non fu soltanto il regista o l’autore di alcuni programmi, ma una delle figure che contribuirono a rendere il fumetto un linguaggio televisivo riconoscibile, popolare e autonomo. Il suo lavoro con Bonvi e il rapporto con altri protagonisti della cultura emiliana, tra cui Guccini, raccontano inoltre un ambiente creativo nel quale la provincia poteva diventare un punto di partenza per esperienze destinate a raggiungere l’intero Paese.

La sua scomparsa lascia dunque un vuoto che va oltre il semplice ricordo professionale. Con Guido De Maria scompare a 93 anni un autore capace di attraversare pubblicità, fumetto e televisione, contribuendo a trasformare idee grafiche e personaggi comici in frammenti di memoria collettiva. La sua stagione creativa appartiene a un’Italia televisiva ormai lontana, ma molti dei personaggi e dei programmi ai quali lavorò continuano a raccontare quanto, in quegli anni, l’immaginazione potesse trovare spazio anche dentro i formati più popolari. Ed è forse proprio questa la misura più autentica della sua eredità: aver dimostrato che un’idea originale, quando riesce a incontrare il linguaggio giusto, può sopravvivere molto più a lungo del tempo per cui era stata concepita.