
Cosa rivelano i nuovi scavi sul sito di Wancasanga?
ARCHEOLOGIA PERÙ – Nel cuore della valle di Condebamba, nella provincia di Cajabamba, in Cajamarca, nuove indagini archeologiche stanno portando alla luce elementi importanti per comprendere meglio la presenza e l’organizzazione degli Inca in questa parte delle Ande peruviane.
Il sito archeologico di Wancasanga, conosciuto dagli studiosi già da diversi decenni, è tornato al centro dell’attenzione grazie alla prima stagione del Progetto di Ricerca Archeologica Wancasanga 2026, che ha permesso di documentare strutture circolari, reperti ceramici e una particolare costruzione dotata di due condotti che potrebbero essere stati progettati per favorire la circolazione dell’aria.
Le nuove evidenze provengono principalmente dai settori C e D del sito e contribuiscono ad ampliare il quadro delle conoscenze sull’occupazione del territorio durante l’espansione del Tahuantinsuyo, il vasto Stato organizzato dagli Inca sulle Ande. La ricerca è diretta dall’archeologo Jerry Solano Calderón e finanziata dal Comune del distretto di Condebamba, con un’équipe composta da specialisti di archeologia, antropologia, conservazione e comunicazione.
Perché le dodici strutture circolari sono così importanti?
Uno degli elementi più interessanti emersi durante gli scavi si trova nell’Unità di Scavo 02 del settore C, dove gli archeologi hanno individuato 12 strutture a pianta circolare disposte a forma di mezzaluna. La loro architettura e la disposizione all’interno dell’area hanno portato gli studiosi a formulare l’ipotesi che potessero appartenere a un complesso di colcas, gli edifici utilizzati dagli Inca per la conservazione e lo stoccaggio di prodotti e risorse.
Si tratta, al momento, di un’interpretazione archeologica che dovrà essere ulteriormente verificata attraverso lo studio dei materiali e del contesto, ma il possibile riconoscimento di un sistema di depositi assume una particolare rilevanza per la storia della valle di Condebamba.
Le colcas rappresentavano infatti una componente essenziale dell’organizzazione economica dell’apparato statale incaico e permettevano di raccogliere, conservare e successivamente redistribuire diverse risorse. La presenza di un insieme strutturato di questi edifici potrebbe quindi fornire nuove informazioni sul modo in cui il potere incaico amministrava il territorio e le risorse locali.
Quale indizio collega Wancasanga al periodo Inca?
A rafforzare l’interesse degli archeologi non è soltanto l’architettura. All’interno di una delle strutture è stato recuperato un insieme di frammenti ceramici, tra i quali una parte di un aribalo, tipico recipiente associato alla cultura materiale del mondo incaico. Il reperto costituisce uno degli elementi utilizzati dagli studiosi per mettere in relazione il complesso di Wancasanga con il periodo Inca.
In archeologia, tuttavia, un singolo manufatto non è sufficiente a stabilire da solo la funzione o la cronologia definitiva di un sito: è l’insieme delle evidenze, dalla ceramica alla tecnica costruttiva fino alla disposizione degli edifici e alla stratigrafia, a permettere di ricostruire con maggiore affidabilità il passato. Proprio per questo il ritrovamento dell’aribalo assume valore soprattutto se considerato insieme alle caratteristiche architettoniche già individuate durante la campagna del 2026.

Cosa sono i due misteriosi condotti scoperti durante gli scavi?
Un secondo ritrovamento, particolarmente singolare, è emerso nell’Unità di Scavo 01, dove è stata individuata una costruzione indipendente dotata di due condotti. La loro particolare configurazione ha suggerito ai ricercatori la possibilità che fossero destinati a favorire la circolazione dell’aria all’interno dell’edificio.
L’archeologo Oswaldo Ezeta Latoche ha spiegato che i condotti sono costituiti da pareti laterali realizzate con blocchi di pietra lavorati e parzialmente rifiniti, sopra i quali sono state collocate grandi lastre di pietra utilizzate come copertura. Una soluzione costruttiva di questo tipo avrebbe potuto consentire all’aria di entrare e circolare all’interno della struttura, aprendo così una possibile interpretazione legata alla ventilazione.
L’ipotesi acquista ulteriore interesse perché, secondo il gruppo di ricerca, la configurazione presenta somiglianze con sistemi di ventilazione documentati in alcune colcas associate al Qhapaq Ñan, la grande rete stradale costruita e organizzata dagli Inca. Anche le aperture destinate alla ventilazione mostrerebbero caratteristiche comparabili. Il confronto con altri siti non dimostra automaticamente che la struttura di Wancasanga avesse la stessa funzione, ma rappresenta un elemento utile per orientare le successive fasi della ricerca.
Il vento potrebbe aver influenzato la progettazione delle strutture?
Anche la posizione geografica degli edifici potrebbe avere avuto un ruolo. Le strutture sono collocate nella parte occidentale del settore C, un’area maggiormente esposta all’incidenza dei venti. Secondo Jerry Solano Calderón, questa particolare condizione ambientale potrebbe aver favorito il funzionamento dei condotti di ventilazione.
L’osservazione è significativa perché l’architettura andina non può essere separata dal rapporto con il paesaggio: orientamento, posizione, condizioni climatiche e caratteristiche del terreno potevano influenzare la progettazione e l’utilizzo degli spazi. Nel caso di Wancasanga, gli archeologi stanno quindi valutando anche il rapporto tra architettura e ambiente, cercando di capire se la posizione degli edifici rispetto ai venti dominanti fosse casuale oppure parte di una soluzione funzionale intenzionale.
Da quanto tempo è conosciuto il sito archeologico di Wancasanga?
La campagna del 2026 rappresenta una nuova fase di ricerca, ma Wancasanga era già stato oggetto di studio in passato. Un precedente importante risale al 1989, quando l’architetto José Pineda Quevedo realizzò un catasto archeologico che contribuì a definire una prima suddivisione del sito nell’ambito dello studio dei modelli di insediamento della valle. Oggi, a distanza di oltre tre decenni, le nuove indagini consentono di tornare sulle strutture già individuate e di approfondirne caratteristiche, funzioni e relazioni con il territorio circostante.
Il progetto è stato autorizzato attraverso la Risoluzione Direttoriale n. 000302-2026-DCIA-DGPA-VMPCIC e coinvolge un gruppo multidisciplinare formato dagli archeologi Oswaldo Ezeta e Diana Agapito Torres, dall’antropologa Anny Vega Fajardo, dalla specialista in conservazione Susy Esquivel Valverde e dal comunicatore Felipe Arroyo Cornejo. Le attività comprendono ricognizioni e scavi nei settori C e D, con l’obiettivo di ampliare il patrimonio documentario disponibile sul sito.

Perché la comunità locale partecipa alla ricerca archeologica?
Un aspetto importante del progetto riguarda anche il rapporto con la popolazione locale. Gli abitanti del caserío di Chauchabamba partecipano alle attività di scavo e ai laboratori educativi organizzati nelle scuole della zona. Il coinvolgimento della comunità permette di trasformare la ricerca archeologica in uno strumento di conoscenza e valorizzazione del patrimonio locale, evitando che gli scavi rimangano un’attività riservata esclusivamente agli specialisti. L’iniziativa gode del sostegno del sindaco di Condebamba, Manuel Villar Romero, e del coordinamento di Tania Ávalos Jara, rappresentante della Direzione Decentrata della Cultura di Cajamarca.
Parallelamente, i reperti recuperati vengono documentati fotograficamente con la collaborazione del Museo Yachayhuasi di Cajabamba. Questa fase è fondamentale per creare una documentazione sistematica dei materiali e consentire agli studiosi di analizzarne caratteristiche e contesto anche nelle fasi successive della ricerca.
Cosa può raccontare Wancasanga sull’organizzazione degli Inca?
Le nuove evidenze permettono infine di inserire Wancasanga in un quadro archeologico più ampio, insieme ad altri siti presenti nelle vicinanze, tra cui Ichabamba. L’obiettivo è ricostruire progressivamente il modo in cui il Tahuantinsuyo si organizzò nella valle di Condebamba e come le diverse strutture potessero essere collegate tra loro. Le dodici costruzioni circolari, il frammento di aribalo e l’edificio caratterizzato dai due possibili condotti di ventilazione rappresentano, per ora, tasselli di un quadro ancora in fase di definizione.
Proprio questa prudenza interpretativa è ciò che rende particolarmente interessante la ricerca: gli archeologi non stanno semplicemente cercando reperti, ma stanno tentando di ricostruire attraverso di essi come funzionava un territorio controllato dagli Inca, come venivano gestite le risorse e quale rapporto esistesse tra architettura, ambiente e organizzazione dello spazio. Wancasanga potrebbe quindi offrire nuove informazioni su una presenza incaica che, nel paesaggio archeologico di Cajamarca, appare ancora molto più complessa di quanto le sole strutture visibili in superficie possano suggerire.