
Petal, il cavo sottomarino di Meta che punta a rivoluzionare Internet: 7.000 km di fibra e velocità da record
Il traffico Internet globale continua a crescere e, con esso, aumenta la necessità di infrastrutture capaci di trasferire enormi quantità di dati attraverso gli oceani. In questo scenario si inserisce Petal, il progetto di Meta per un nuovo cavo sottomarino in fibra ottica lungo circa 7.000 chilometri, destinato a collegare Stati Uniti e Francia. Il completamento è previsto per il 2029 e l’obiettivo dichiarato è raggiungere una capacità di trasmissione nell’ordine del petabit al secondo, un livello che, se confermato dalle specifiche operative, segnerebbe un importante passo avanti per le reti internazionali di comunicazione.
Dietro il progetto non c’è soltanto la ricerca di una maggiore velocità. La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, dei servizi cloud, delle piattaforme video e delle applicazioni digitali richiede collegamenti sempre più capienti e affidabili. Per un gruppo come Meta, proprietario di Facebook e Instagram, investire nelle infrastrutture fisiche della rete significa anche rafforzare la capacità di sostenere servizi utilizzati ogni giorno da miliardi di persone. Petal rappresenta quindi un investimento strategico nella rete globale, in un momento in cui la disponibilità di banda è diventata una risorsa essenziale per l’economia digitale.
Che cos’è Petal e perché il nuovo cavo sottomarino è importante?
Petal è un sistema di telecomunicazioni progettato per attraversare l’Atlantico e trasportare dati tra due importanti aree del mondo digitale: il Nord America e l’Europa. La lunghezza prevista, pari a circa 7.000 chilometri, dà un’idea della complessità dell’opera, che richiede progettazione specializzata, posa sui fondali oceanici e sistemi capaci di mantenere le prestazioni lungo distanze enormi.
Secondo le informazioni diffuse da Meta, il collegamento dovrebbe raggiungere una capacità complessiva di un milione di gigabit al secondo, equivalente a un terabit al secondo, se si considera letteralmente il dato espresso. Questa cifra, tuttavia, non coincide con una capacità nell’ordine dei petabit al secondo: un petabit equivale infatti a 1.000 terabit. Per questo motivo, le diverse unità di misura associate al progetto devono essere verificate prima di essere presentate come equivalenti. La distinzione è rilevante, perché consente di comprendere correttamente la portata tecnica dell’infrastruttura e di evitare confronti fuorvianti con gli altri cavi transoceanici.
La comunicazione del progetto richiama anche un paragone immediato per il pubblico: una capacità sufficiente, in teoria, a trasferire una quantità di dati paragonabile a quella contenuta in 25.000 film in alta definizione al secondo, a seconda della dimensione dei file utilizzati come riferimento. Si tratta di un esempio illustrativo, non di una misura universale, ma rende più comprensibile la scala delle prestazioni attese.

Come funziona la fibra ottica multi-core prevista per Petal?
L’elemento tecnologico più interessante del progetto è l’impiego della fibra ottica multi-core, una soluzione che consente di trasportare più segnali luminosi attraverso nuclei distinti all’interno della stessa fibra. Nei cavi ottici tradizionali, ogni filamento dispone generalmente di un singolo nucleo dedicato alla propagazione del segnale. La tecnologia multi-core introduce invece più nuclei indipendenti, aumentando la capacità potenziale senza richiedere un incremento proporzionale del numero di filamenti.
Nel caso di Petal, secondo la descrizione fornita da Meta, ogni fibra dovrebbe contenere due nuclei, progettati per trasportare segnali ottici in direzioni opposte. Questa configurazione permette di sfruttare in modo più efficiente lo spazio disponibile all’interno del cavo e di aumentare la capacità di trasmissione. La prestazione effettiva dipenderà comunque dall’architettura completa del sistema, dalle apparecchiature ottiche impiegate e dalle condizioni operative della rete.
Le dimensioni dei filamenti aiutano a capire quanto sia sofisticata questa tecnologia: una fibra ottica convenzionale presenta un diametro di circa 125 micrometri, una misura paragonabile a quella di un capello umano. Petal dovrebbe integrare 24 coppie di fibre a doppio nucleo, per un totale dichiarato di 96 nuclei. L’architettura è concepita per offrire una capacità di trasmissione superiore rispetto a quella ottenibile con un numero analogo di fibre convenzionali, riducendo al contempo la necessità di aumentare proporzionalmente l’ingombro del sistema.
Quale ruolo avrà NEC nella realizzazione del cavo?
La realizzazione tecnica del sistema è affidata alla giapponese NEC, azienda con una lunga esperienza nelle infrastrutture di telecomunicazione e nei collegamenti sottomarini. La posa di un cavo transoceanico non consiste semplicemente nel collocare una linea sul fondale: richiede navi specializzate, apparati per la gestione delle fibre, sistemi di alimentazione e ripetitori ottici capaci di rigenerare il segnale lungo il percorso.
Un progetto di queste dimensioni deve inoltre tenere conto delle condizioni del fondale, delle aree attraversate e delle esigenze di protezione dell’infrastruttura. I cavi possono infatti subire danni accidentali dovuti ad attività di pesca, ancoraggi e lavori marittimi. Per questo motivo, la progettazione di una rete sottomarina combina prestazioni tecnologiche, affidabilità operativa e strategie di manutenzione.
Se le caratteristiche annunciate saranno confermate nella configurazione definitiva, Petal potrebbe stabilire un nuovo riferimento per la capacità dei collegamenti transatlantici. Il confronto con altri sistemi dovrà tuttavia considerare non soltanto la lunghezza del cavo, ma anche la capacità effettivamente disponibile, il numero di coppie di fibre, le tecnologie di trasmissione e la data di entrata in servizio.

Perché i cavi sottomarini sono fondamentali per Internet?
Nonostante la percezione di una rete immateriale, Internet dipende da una vasta infrastruttura fisica che attraversa continenti e oceani. I satelliti svolgono un ruolo importante in determinati contesti, ma la maggior parte delle comunicazioni internazionali passa attraverso cavi sottomarini in fibra ottica, che consentono di trasferire grandi volumi di dati con elevata capacità e tempi di propagazione contenuti.
Secondo le stime comunemente richiamate dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni e dagli operatori del settore, i cavi sottomarini trasportano circa il 99% del traffico Internet internazionale. Sono quindi essenziali per il funzionamento dei servizi bancari, delle comunicazioni aziendali, delle piattaforme di streaming, dei sistemi cloud e delle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.
La loro importanza strategica emerge soprattutto quando un collegamento viene danneggiato o interrotto: il traffico deve essere reindirizzato su altre rotte, con possibili ripercussioni sulla velocità e sull’affidabilità dei servizi. Avere più collegamenti e aumentare la capacità delle infrastrutture contribuisce perciò a migliorare la resilienza della rete globale.
Petal cambierà davvero il modo in cui utilizziamo Internet?
Per gli utenti, la costruzione di un nuovo cavo sottomarino non si tradurrà necessariamente in un aumento immediato della velocità della connessione domestica. Le prestazioni percepite dipendono anche dalla rete locale, dagli operatori, dai server di destinazione e dalla congestione dei collegamenti intermedi. Il vantaggio principale di Petal sarà soprattutto la maggiore capacità disponibile tra Europa e Stati Uniti, che potrà sostenere la crescita del traffico e ridurre i vincoli infrastrutturali sulle rotte interessate.
L’aumento della domanda di servizi digitali rende questi investimenti sempre più rilevanti. L’intelligenza artificiale generativa, l’elaborazione di grandi quantità di dati e la distribuzione globale di contenuti richiedono infatti collegamenti robusti, capaci di gestire flussi continui e volumi crescenti. In questo contesto, Petal mostra come la competizione tecnologica non riguardi soltanto software, dispositivi e data center, ma anche le infrastrutture che rendono possibile lo scambio di informazioni su scala planetaria.
Il traguardo del 2029 resta un obiettivo di progetto, non una garanzia di entrata in servizio entro una data già acquisita. Saranno l’avanzamento dei lavori, la validazione delle prestazioni e le specifiche definitive a determinare il risultato concreto. Una cosa, però, è già evidente: il futuro di Internet dipenderà sempre più dalla capacità di potenziare le sue infrastrutture fisiche, rendendo i collegamenti oceanici una componente decisiva dello sviluppo digitale.