
WordPress sfiora metà del web, ma il suo cofondatore vive una crisi interna durata appena 33 ore
C’è un particolare nella storia recente di Automattic che rende difficile considerarla soltanto una disputa societaria: la società che controlla alcuni dei servizi più importanti dell’ecosistema WordPress ha tentato di allontanare il suo CEO, Matt Mullenweg, per poi riportarlo al vertice poco più di un giorno dopo. Una dinamica che ricorda, almeno per alcuni aspetti, quanto accaduto in OpenAI alla fine del 2023, quando il consiglio di amministrazione rimosse Sam Altman e la situazione si ribaltò nel giro di pochi giorni. Nel caso di Automattic, però, i tempi sono stati ancora più rapidi: 33 ore e 20 minuti sono bastate per trasformare una decisione del consiglio in un ritorno alla guida dell’azienda.
La vicenda assume un peso particolare perché Automattic non è una società tecnologica qualsiasi. È l’azienda fondata da Mullenweg che gestisce WordPress.com, oltre a prodotti e servizi come WooCommerce e Tumblr, mentre WordPress, il progetto open source nato nel 2003, è diventato nel frattempo una delle infrastrutture più diffuse dell’intero web. Secondo i dati aggiornati di W3Techs al 20 settembre 2026, WordPress è utilizzato dal 40,2% di tutti i siti web, una quota che sale al 58,8% se si considerano esclusivamente i siti per i quali è noto il sistema di gestione dei contenuti.
Che cosa è successo all’interno di Automattic?
Il primo atto della vicenda risale al 9 settembre 2026, quando il consiglio di amministrazione di Automattic votò per mettere Mullenweg in congedo retribuito, contro la sua volontà, affidando temporaneamente la guida dell’azienda al CFO Mark Davies. Mullenweg comunicò la decisione ai dipendenti attraverso Slack, sostenendo di essere stato informato della risoluzione soltanto 50 minuti prima della riunione e affermando di aver chiesto tempo per farla esaminare da consulenti legali indipendenti, senza ottenere quella possibilità. Nello stesso messaggio accusò Davies e tre membri del consiglio — Ann Dunwoody, Toni Schneider e Sue Decker — di aver organizzato alle sue spalle l’operazione. Automattic, nella comunicazione ufficiale riportata da TechCrunch, confermò invece semplicemente il congedo e dichiarò la propria fiducia nella leadership ad interim di Davies.
La questione non riguarda però soltanto il rapporto fra un amministratore delegato e il proprio consiglio. Il caso Automattic è particolarmente complesso perché WordPress, WordPress.com e Automattic sono realtà collegate ma distinte. Anche durante il periodo in cui Mullenweg era stato allontanato dalla guida esecutiva della società, il suo ruolo nel progetto open source WordPress non era venuto meno. WordPress.org, infatti, continuava a considerarlo il leader del progetto, mentre Automattic restava la società commerciale da lui fondata. Questa distinzione è fondamentale per comprendere perché la sospensione dal ruolo di CEO non significasse automaticamente la perdita del controllo o dell’influenza sull’intero ecosistema WordPress.

Perché Mullenweg aveva ancora un peso così forte?
C’è poi un altro elemento societario che aiuta a leggere la rapidità degli eventi. Nel 2024 Mullenweg aveva dichiarato di controllare l’84% dei diritti di voto di Automattic, una posizione che gli conferisce un’influenza molto ampia sulla governance della società. La dichiarazione era arrivata durante un’intervista a TechCrunch, nel contesto dello scontro legale e commerciale con WP Engine.
Questo non significa che il consiglio non potesse prendere decisioni sulla gestione esecutiva, ma rende evidente quanto fosse particolare la situazione: il tentativo di rimuovere temporaneamente Mullenweg dalla guida operativa non coincideva con la sua uscita dal centro del potere societario. La struttura di Automattic e il rapporto fra proprietà, diritti di voto, consiglio e progetto WordPress rendevano quindi possibile uno scenario nel quale il CEO poteva essere sospeso e, contemporaneamente, conservare un’influenza determinante sul futuro dell’azienda.
Come è riuscito a tornare al comando in così poco tempo?
La risposta è arrivata quasi immediatamente. L’11 settembre, appena due giorni dopo il voto del consiglio, Mullenweg comunicò ai dipendenti di essere nuovamente al comando di Automattic. Il giorno successivo la società confermò pubblicamente il suo ritorno come presidente e CEO, specificando che godeva del pieno sostegno del consiglio. Automattic avrebbe poi precisato che l’intero episodio era durato soltanto 33 ore e 20 minuti.
Mullenweg reagì alla vicenda con il consueto tono personale, definendo su X l’episodio un “tentativo di golpe” e ironizzando sul fatto che fosse probabilmente il quinto caso del genere che aveva dovuto affrontare. Al di là della sua interpretazione, ciò che è documentato è che la decisione iniziale del consiglio non si è trasformata in un cambio permanente ai vertici. Al contrario, Mullenweg è tornato CEO e la composizione della leadership è stata profondamente modificata.
Che cosa è cambiato nella dirigenza di Automattic?
Il ritorno di Mullenweg non ha riportato semplicemente la società alla situazione precedente. Secondo la ricostruzione di TechCrunch, Toni Schneider e Sue Decker hanno lasciato il consiglio, mentre Mullenweg ha rimosso Ann Dunwoody e Mark Davies; anche il responsabile legale Andy Missan ha lasciato l’azienda. La rapidità della trasformazione è uno degli aspetti più significativi dell’intera vicenda, perché mostra come quelle 33 ore abbiano prodotto conseguenze molto più durature della loro durata effettiva.
Durante quella breve finestra temporale è emerso inoltre un particolare relativo ai rapporti di uscita di Davies e Missan. I due dirigenti avevano firmato reciprocamente accordi di buonuscita che prevedevano, tra le altre condizioni, 12 mesi di stipendio base e l’accelerazione della maturazione di determinate partecipazioni. TechCrunch ha riferito che il dipartimento legale di Automattic stava valutando se rispettare quegli accordi o contestarne la validità.

Perché il consiglio aveva deciso di allontanare Mullenweg?
È probabilmente la domanda più importante rimasta senza una risposta definitiva. Automattic non ha spiegato pubblicamente le ragioni precise della decisione del 9 settembre, e questa assenza di una motivazione ufficiale impedisce di ricostruire con certezza quali fossero le divergenze all’interno del consiglio. La vicenda si inserisce comunque in un periodo particolarmente complesso per l’azienda, segnato da tensioni interne, cambiamenti organizzativi e dal lungo conflitto con WP Engine, società attiva nell’hosting WordPress.
Quel conflitto aveva già avuto conseguenze importanti nel 2024, quando Automattic aveva affrontato una significativa uscita di personale: 159 dipendenti, pari a circa l’8,4% dell’organico di allora, avevano accettato un pacchetto di buonuscita dopo lo scontro sulla direzione impressa da Mullenweg all’azienda e al rapporto con WP Engine.
La situazione attuale, dunque, non permette di ridurre l’episodio a una semplice storia di “ribellione” interna. È più corretto leggerlo come un brusco confronto sulla governance di una delle aziende più importanti dell’ecosistema WordPress, nel quale il CEO è stato temporaneamente allontanato, è tornato al vertice in poco più di un giorno e ha successivamente assistito a una profonda riorganizzazione della struttura che aveva votato la sua sospensione.
Per gli oltre due quinti del web che utilizzano WordPress, la questione non riguarda soltanto le dinamiche di una singola società: riguarda anche l’equilibrio fra il progetto open source, le attività commerciali costruite attorno a esso e il ruolo straordinariamente centrale assunto da Mullenweg nell’ecosistema. Al 18-20 settembre 2026, il dato più concreto resta quindi questo: Matt Mullenweg è nuovamente alla guida di Automattic, mentre le ragioni complete del tentativo di rimuoverlo dal ruolo rimangono pubblicamente non chiarite.