
Tulum, il paradiso turistico messicano che ora fa i conti con la crisi
L’aeroporto quasi deserto, le rotte aeree cancellate, gli hotel con poche prenotazioni e le attività commerciali costrette ad abbassare le serrande raccontano la trasformazione di Tulum, una delle destinazioni più ambite dei Caraibi messicani. Quello che per anni è stato uno dei simboli dell’espansione turistica della Riviera Maya sta attraversando una fase difficile, nella quale il calo dei visitatori si intreccia con i prezzi elevati, l’emergenza del sargasso e le criticità dei servizi pubblici. La sfida, oggi, non consiste soltanto nell’attirare nuovamente i turisti, ma nel ricostruire la fiducia in una destinazione che aveva fatto del proprio successo internazionale una promessa di crescita quasi inesauribile.
Perché l’aeroporto di Tulum è diventato il simbolo della crisi turistica?
Sulla pista dell’aeroporto internazionale di Tulum, inaugurato nel 2023, un Airbus A320 della compagnia Viva Aerobus è l’unico aereo presente per diverse ore. Un’immagine difficile da conciliare con le aspettative che avevano accompagnato uno dei progetti simbolo del Governo di Andrés Manuel López Obrador, concepito per alleggerire la pressione sullo scalo di Cancún e offrire ai viaggiatori un accesso più diretto a questa parte della costa caraibica. La decisione di Aeroméxico, Volaris e American Airlines di interrompere una parte significativa dei collegamenti con Tulum ha reso ancora più evidente la difficoltà di mantenere un traffico sufficiente a sostenere l’offerta.
Secondo i dati riportati nel resoconto, il traffico passeggeri è diminuito del 33% rispetto al 2025, mentre le operazioni aeree sono passate dalle 1.117 registrate nel 2024 alle 689 del 2025, secondo l’Agenzia federale dell’aviazione civile messicana (AFAC). La contrazione mette in discussione la sostenibilità di un’infrastruttura nata per accompagnare una crescita che sembrava destinata a proseguire. L’apertura dello scalo aveva infatti rafforzato le prospettive di una destinazione che, dopo la pandemia, aveva attirato soprattutto visitatori internazionali, favorendo l’aumento dei prezzi di alloggi, ristoranti e servizi turistici. L’espansione dell’offerta non è stata accompagnata da una domanda sufficientemente stabile, e oggi la capacità di collegamento aereo rischia di diventare una delle principali debolezze del sistema.
Che cosa sta succedendo agli hotel e alle attività commerciali?
Le prime avvisaglie della crisi erano arrivate dagli operatori alberghieri, che già un anno fa segnalavano una diminuzione del 10% nell’occupazione delle camere. Da allora, le difficoltà si sono estese ad altre attività , soprattutto nelle aree più dipendenti dalla presenza dei turisti. Nella zona alberghiera, il complesso Maya Tulum, che offriva sistemazioni, ristorante e beach club, appare ormai abbandonato: lettini, tavoli e sedie sono rimasti al loro posto, mentre un lungo tratto di spiaggia è invaso dal sargasso accumulato senza una pulizia adeguata.

Dietro le strutture vuote ci sono conseguenze che vanno ben oltre l’immagine di un resort senza ospiti. Quando le prenotazioni diminuiscono, gli alberghi cercano di contenere i costi riducendo i turni del personale, con ripercussioni immediate sui redditi delle famiglie. Blanca RamÃrez racconta che suo marito, impiegato in una struttura alberghiera, in una quindicina di giorni lavora ormai soltanto dieci. Arrivato dal Chiapas sei anni fa, deve integrare il salario con l’affitto di alcune stanze e piccoli lavori di falegnameria. Anche questa seconda fonte di entrate, tuttavia, si è indebolita: delle quattro camere disponibili, soltanto due risultano occupate.
Il caso non riguarda esclusivamente il settore ricettivo. La chiusura di una delle due sedi di Starbucks presenti nel municipio, con gli arredi già in fase di imballaggio, rappresenta un altro segnale della contrazione commerciale. Il rallentamento del turismo si trasmette dall’aeroporto agli hotel, dai ristoranti ai negozi e, infine, al mercato del lavoro locale, creando un effetto a catena che rende più difficile una ripresa rapida. Tulum conta circa 46.000 abitanti e presenta una netta separazione tra le aree frequentate dagli stranieri e il centro urbano, dove si svolge gran parte della vita quotidiana della popolazione residente.
Quanto pesa il sargasso sulla crisi delle spiagge di Tulum?
La debolezza della domanda turistica coincide con un problema ambientale che condiziona direttamente l’esperienza dei visitatori: la presenza del sargasso lungo la costa. Anche verso la fine della stagione di accumulo, iniziata in aprile, l’acqua in diversi tratti di spiaggia non presenta il consueto colore turchese. La materia organica, mescolata alla schiuma delle onde, conferisce al mare tonalità marroni e rossastre, mentre l’alga accumulata sulla battigia riduce l’attrattiva di alcune delle aree più conosciute.
Le informazioni satellitari della NASA, citate nel resoconto, indicano che il 2026 è stato caratterizzato da una concentrazione particolarmente elevata di sargasso nei Caraibi. Durante la decomposizione, l’alga può liberare solfuro di idrogeno, un gas dall’odore simile a quello delle uova marce, con possibili conseguenze per gli ecosistemi e per la qualità dell’esperienza turistica. Le autorità messicane hanno organizzato squadre per raccogliere il materiale vegetale e installato barriere in alcuni punti della costa, ma gli interventi non hanno coperto in maniera uniforme tutto il litorale di Tulum.
Il problema, dunque, non è soltanto estetico. La pulizia delle spiagge richiede risorse, coordinamento e continuità , soprattutto quando gli accumuli interessano tratti estesi della costa. Per una destinazione che compete sulla qualità del paesaggio e sull’immagine di un mare incontaminato, la gestione del sargasso è diventata una componente essenziale della strategia turistica, tanto quanto i collegamenti aerei o la disponibilità di strutture ricettive. Il rischio è che il visitatore trovi un’offerta costosa senza poter godere pienamente dell’elemento naturale che ne giustifica il prezzo.

Perché i turisti stanno perdendo interesse per Tulum?
Attribuire la crisi a una sola causa sarebbe riduttivo. Il sargasso compromette alcune spiagge, ma a pesare sono anche il livello dei prezzi, le polemiche sull’accesso alle aree turistiche e la percezione di un rapporto poco equilibrato tra costi e servizi. Negli anni della crescita, Tulum aveva consolidato un’immagine esclusiva, capace di attirare visitatori internazionali disposti a spendere per hotel, ristoranti e locali sulla costa. Questa strategia ha però reso la destinazione più vulnerabile quando le aspettative dei viaggiatori hanno iniziato a scontrarsi con tariffe considerate eccessive.
Jaimie, musicista australiano che soggiorna periodicamente nella località , riconosce che alcuni luoghi sono cari e che il sargasso rappresenta un problema, ma continua a considerare Tulum una destinazione di grande fascino, grazie soprattutto alle sue spiagge. Il suo giudizio mostra che l’attrattiva del territorio non è scomparsa. La difficoltà consiste piuttosto nel trasformare il patrimonio naturale e culturale in un’esperienza accessibile, affidabile e coerente con le aspettative del pubblico.
Anche il sito archeologico, dominato dal celebre Castillo maya risalente al periodo postclassico, risente del calo. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di antropologia e storia (INAH), nel settembre 2024 l’area archeologica aveva accolto fino a 74.385 visitatori, mentre nello stesso mese del 2026 le presenze sono scese a 22.100. La differenza è di oltre 52.000 visitatori in un solo mese rispetto al dato del 2024, un indicatore significativo delle difficoltà attraversate dalla destinazione, pur senza dimostrare da solo quali fattori abbiano determinato la flessione.
Un altro elemento di tensione ha riguardato il Parque del Jaguar, l’area che circonda il sito archeologico. Le contestazioni sui costi di accesso hanno alimentato la percezione che visitare Tulum fosse diventato troppo oneroso. Quest’anno, secondo il resoconto, sono stati eliminati alcuni ingressi a pagamento che potevano arrivare a 515 pesos, mentre restano distinti i biglietti per visitare le rovine: 80 pesos per i cittadini messicani e 265 per i turisti stranieri. La possibilità di raggiungere gratuitamente alcune spiagge a piedi o in bicicletta rappresenta un tentativo di rendere nuovamente accessibile il territorio.
Quali misure possono rilanciare il turismo a Tulum?
Le autorità messicane stanno cercando di rispondere alla crisi con una combinazione di promozione, interventi infrastrutturali e iniziative per migliorare l’esperienza dei visitatori. La campagna Tulum Renace punta a valorizzare l’accesso gratuito alle spiagge e a rafforzare le attività di pulizia del sargasso. Parallelamente, il sindaco Diego Castañón ha annunciato un programma di miglioramento dell’asfalto sulle principali arterie del municipio, dove buche e illuminazione insufficiente continuano a evidenziare le carenze dei servizi urbani.
Tito Juárez, operatore di escursioni e servizi acquatici, osserva che la Pasqua è stata più favorevole dell’estate, ma considera prematuro parlare di una ripresa consolidata. A suo giudizio, parte del pubblico messicano è rimasta delusa dalle polemiche sui prezzi e sui costi di accesso alle attrazioni. Segnala inoltre preoccupazioni riguardo alla presenza della Guardia Nazionale e alla sorveglianza del territorio. Sono aspetti che contribuiscono alla percezione complessiva della destinazione e che richiedono risposte concrete, non soltanto campagne pubblicitarie.
Un altro tentativo di rilancio riguarda i collegamenti internazionali. La governatrice del Quintana Roo, Mara Lezama, ha annunciato nuove rotte dal Canada, con collegamenti da Montréal e Toronto, nella speranza di recuperare parte della domanda estera. L’iniziativa potrebbe ampliare il bacino di visitatori, ma la disponibilità di nuovi voli non garantisce automaticamente il successo: occorre che le rotte siano sostenute da prenotazioni sufficienti e da un’offerta turistica competitiva.
Tulum riuscirà a tornare una delle mete più ambite del Messico?
La presidente Claudia Sheinbaum ha espresso fiducia nella possibilità di recuperare i collegamenti aerei dopo la notizia della cancellazione di alcune rotte nazionali. L’ottimismo istituzionale si scontra, tuttavia, con indicatori che descrivono una situazione complessa: meno passeggeri, operazioni aeroportuali in diminuzione, camere vuote e attività commerciali in difficoltà . Il recupero dipenderà dalla capacità di affrontare contemporaneamente questi problemi, senza affidarsi soltanto alla forza del marchio turistico costruito negli anni precedenti.
Tulum conserva risorse naturali, patrimonio archeologico e riconoscibilità internazionale, ma il suo modello di sviluppo deve dimostrare di saper reggere anche quando la domanda rallenta e le condizioni ambientali diventano sfavorevoli. Prezzi più coerenti con i servizi, spiagge curate, infrastrutture urbane efficienti e collegamenti aerei economicamente sostenibili potrebbero contribuire a ricostruire la fiducia dei viaggiatori. La prossima stagione natalizia sarà un banco di prova importante, ma una ripresa duratura richiederà più di un aumento temporaneo delle presenze: servirà un equilibrio credibile tra ambizioni turistiche, qualità dell’offerta e condizioni di vita della comunità locale.