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Coltivava cetrioli e ha trovato una statua di Ramses II

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🔎 Stava coltivando cetrioli quando una pietra rosa ha cambiato tutto: sotto il terreno, i resti di due statue monumentali legate a Ramses II. Una scoperta che potrebbe riscrivere la storia di un antico sito egizio. 🏺

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Ha trovato una pietra rosa nell’orto: sotto c’era Ramses II

Un normale lavoro agricolo si è trasformato in una scoperta archeologica di grande interesse nel Delta del Nilo, in Egitto. Mentre coltivava cetrioli in una serra, un agricoltore si è imbattuto in un blocco di granito rosa che nascondeva i resti di due imponenti statue regali, probabilmente entrambe riconducibili a Ramses II, uno dei faraoni più celebri dell’antico Egitto. Le prime indagini hanno portato alla luce una testa monumentale alta 1,6 metri e una seconda figura incompleta, mentre le iscrizioni geroglifiche hanno fornito elementi importanti per ricostruire l’identità del sovrano raffigurato e il passato del sito.

Dove è avvenuta la scoperta archeologica?

Il ritrovamento è avvenuto a Behbeit El Hagar, un villaggio situato nel Delta del Nilo, circa 130 chilometri a nord del Cairo. L’area è conosciuta soprattutto per le rovine di un grande tempio dedicato a Iside, una delle divinità più importanti della religione egizia. Proprio in questo contesto, dove si concentrano testimonianze di epoche differenti, il terreno coltivato da Khaled el-Shahat ha restituito reperti che potrebbero contribuire a chiarire una fase ancora poco documentata della storia monumentale del luogo.

Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa egiziana, l’agricoltore stava lavorando nella propria serra quando ha incontrato un elemento di pietra particolarmente resistente. Si trattava di un blocco di granito rosa con iscrizioni geroglifiche, una presenza insolita in un terreno destinato alla coltivazione. Comprendendo la possibile importanza del materiale, el-Shahat ha informato il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, consentendo l’avvio di un intervento archeologico di emergenza. La segnalazione ha trasformato un casuale incontro con una pietra sepolta in un’indagine destinata a proseguire.

Che cosa hanno trovato gli archeologi sotto il terreno?

Gli scavi hanno portato alla luce i resti di due grandi statue regali, entrambe frammentarie ma sufficientemente conservate da offrire indizi significativi. Il reperto più riconoscibile è una testa alta circa 1,6 metri, attribuita a Ramses II. Accanto a essa è emersa una seconda statua, della quale rimane una parte consistente del corpo, alta circa 2,4 metri. Il complesso comprende anche il blocco di granito rosa che ha attirato inizialmente l’attenzione dell’agricoltore, lungo oltre un metro e caratterizzato da due iscrizioni che identificano il sovrano come «re dell’Alto e del Basso Egitto» e «figlio di Ra».

Le iscrizioni rappresentano un elemento essenziale per l’interpretazione del ritrovamento, perché collegano il materiale rinvenuto alla tradizione politica e religiosa dei faraoni. La testa monumentale indossa la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto, simbolo dell’unità del regno, mentre un frammento del pilastro dorsale conserva la parte superiore dell’iscrizione con il nome di Horus del sovrano. Sono dettagli che rafforzano l’attribuzione della prima statua a Ramses II e suggeriscono che il monumento originario fosse considerevolmente più grande dei frammenti oggi visibili.

Testa monumentale attribuita al faraone Ramses II, rinvenuta durante uno scavo archeologico in Egitto.
I resti di una statua attribuita a Ramses II, con la caratteristica doppia corona regale: il reperto potrebbe appartenere a un monumento alto circa 8,5 metri.

La seconda figura presenta caratteristiche differenti dal punto di vista della conservazione. Il volto è ancora riconoscibile e il capo è coperto dal nemes, il tradizionale copricapo regale egizio, sebbene la parte superiore risulti danneggiata. Mancano, almeno per quanto emerso finora, le gambe e la base. La somiglianza dei tratti del viso con quelli della prima statua ha indotto gli studiosi a proporre la stessa identificazione, ma in questo caso l’attribuzione resta provvisoria. Saranno necessari ulteriori riscontri per stabilire con maggiore certezza chi rappresenti la seconda figura e quale fosse la sua collocazione originaria.

Quanto era alta la statua di Ramses II?

Le dimensioni dei frammenti suggeriscono che il monumento principale fosse davvero imponente. Sulla base delle proporzioni della testa ritrovata, il Ministero egiziano stima che la statua completa, compresa la base, potesse raggiungere circa 8,5 metri di altezza. Una ricostruzione di questo tipo permette di comprendere meglio il valore del complesso e il ruolo che simili opere potevano svolgere nella rappresentazione pubblica del potere faraonico.

Le statue monumentali non erano semplici decorazioni. Inserite in spazi sacri o in complessi architettonici rappresentativi, contribuivano a rendere visibile l’autorità del sovrano e a consolidarne il legame simbolico con le divinità. Nel caso di Ramses II, questa strategia raggiunse una scala eccezionale: il faraone promosse grandi cantieri, templi e immagini colossali in diverse regioni del Paese. La possibile altezza del monumento rinvenuto a Behbeit El Hagar è quindi coerente con il programma architettonico attribuito al suo lungo regno, anche se la funzione precisa della statua non è stata ancora stabilita.

Perché Ramses II potrebbe essere stato presente in questo sito?

Ramses II regnò dal 1279 al 1213 a.C., per circa 66 anni, esercitando il proprio potere su un territorio che comprendeva vaste aree dell’Egitto e si estendeva verso il Levante, fino alle regioni dell’attuale Siria. La sua fama è legata tanto alle campagne militari quanto alla straordinaria attività edilizia. Templi, rilievi e statue con il suo nome sono stati individuati in numerosi siti archeologici, da Abu Simbel al Delta del Nilo. La presenza di una sua immagine a Behbeit El Hagar, dunque, non sarebbe di per sé sorprendente; più complessa è la questione di come e perché il monumento sia finito nel punto in cui è stato ritrovato.

Il problema nasce dalla cronologia del vicino tempio di Iside, le cui origini monumentali sono molto più tarde rispetto al regno di Ramses II. Le fondamenta vengono generalmente ricondotte al faraone Nectanebo II, che governò dal 360 al 342 a.C., mentre il complesso fu completato durante il periodo tolemaico, sotto Tolomeo II e Tolomeo III. Il santuario crollò prima dell’inizio del III secolo d.C., probabilmente in seguito a un terremoto, anche se la dinamica esatta della distruzione non è definitivamente chiarita.

Tra il regno di Ramses II e la costruzione del tempio trascorsero quindi diversi secoli. Questa distanza temporale apre più possibilità: le statue potrebbero appartenere a un edificio più antico, successivamente inglobato o smantellato, oppure essere state trasferite e riutilizzate in una fase successiva. Al momento, tuttavia, nessuna di queste ipotesi può essere considerata dimostrata. Il nodo archeologico non riguarda soltanto l’identità delle statue, ma anche la storia degli edifici che le hanno ospitate.

Rovine archeologiche del tempio di Iside a Behbeit El Hagar, nel Delta del Nilo, in Egitto.
Le rovine del complesso archeologico di Behbeit El Hagar, nel Delta del Nilo, un sito che potrebbe conservare testimonianze di edifici precedenti al tempio di Iside.

Quali indizi erano giĂ  emersi prima di questo ritrovamento?

La nuova scoperta si inserisce in una ricerca avviata da tempo. Nel 2017, gli egittologi Mahmoud Emam, dell’Università del Cairo, ed Ehab Abd el-Zaher descrissero due frammenti recanti il nome di Ramses II, recuperati durante lavori infrastrutturali nei pressi del tempio. Sulla base di quei reperti, i ricercatori ipotizzarono che nell’area potesse essere esistito un edificio precedente, risalente al regno del faraone o persino a un’epoca ancora più antica.

Emam, che non ha partecipato all’attuale campagna di scavo, ha ricordato in dichiarazioni riportate da Live Science che il gruppo di ricerca aveva già raccomandato ulteriori indagini sul sito. Il ritrovamento delle nuove sculture rende quell’ipotesi particolarmente interessante, perché offre altri elementi da confrontare con le testimonianze raccolte negli anni precedenti. La convergenza dei reperti potrebbe aiutare a ricostruire l’evoluzione architettonica dell’area, distinguendo le strutture più antiche dagli interventi realizzati durante l’epoca tolemaica.

Che cosa potrĂ  rivelare la prosecuzione degli scavi?

Le indagini sono ancora in corso e il terreno potrebbe conservare ulteriori frammenti delle statue o tracce delle strutture a cui appartenevano. Gli archeologi dovranno verificare le relazioni tra i reperti, analizzare le iscrizioni e confrontare le caratteristiche stilistiche delle sculture con quelle di altri monumenti attribuiti a Ramses II. SarĂ  altrettanto importante comprendere se i blocchi si trovino nella posizione originaria oppure siano stati spostati nel corso dei secoli.

La scoperta dimostra quanto il sottosuolo del Delta del Nilo possa ancora custodire informazioni decisive per la storia dell’antico Egitto. Un ritrovamento avvenuto durante la coltivazione di cetrioli potrebbe contribuire a documentare un insediamento monumentale precedente al tempio di Iside, chiarendo i rapporti tra le diverse fasi della vita del sito. La conferma dell’identità della seconda statua e la ricostruzione del contesto originario saranno i passaggi fondamentali per trasformare un ritrovamento spettacolare in una conoscenza storica più solida.


  • Nota: le immagini sono riferimenti visivi del luogo e del tema archeologico, non necessariamente fotografie dei reperti specifici descritti nell’articolo.