
Il matematico che vinse la lotteria 14 volte: il metodo di Stefan Mandel
Vincere alla lotteria una volta può essere considerato un colpo di fortuna. Farlo due volte sembra già un’anomalia statistica. Arrivare a 14 vittorie cambia completamente la prospettiva e porta inevitabilmente a una domanda: è possibile battere la casualità utilizzando la matematica? La storia di Stefan Mandel, matematico ed economista di origine rumena poi trasferitosi in Australia, è uno dei casi più sorprendenti nella storia dei giochi numerici perché dimostra che, in determinate condizioni, il vero vantaggio non nasce dalla capacità di indovinare i numeri, ma dalla possibilità di trasformare il problema della lotteria in una questione di combinazioni, capitale e organizzazione.
Come riuscì Stefan Mandel a trasformare la lotteria in un problema matematico?
Il punto di partenza del ragionamento di Mandel era relativamente semplice: in una lotteria non esistono numeri intrinsecamente più fortunati degli altri, ma esiste un numero finito di combinazioni possibili. Se il costo necessario per acquistare tutte le combinazioni fosse inferiore al valore complessivo del jackpot e dei premi collegati, il gioco potrebbe diventare, almeno sulla carta, un’operazione economicamente interessante. Non si trattava quindi di prevedere i numeri estratti, come spesso viene raccontato, ma di individuare un sistema nel quale la quantità di combinazioni fosse abbastanza ridotta da poter essere coperta con un investimento adeguato.
Durante la sua prima esperienza in Romania, Mandel sviluppò un approccio che definì “condensazione combinatoria”, una tecnica matematica che cercava di ridurre il numero di combinazioni necessarie per ottenere determinate garanzie. La sua formula esatta non è mai stata resa pubblica in modo completo e la ricerca matematica contemporanea ha sottolineato come questo metodo venga spesso confuso con la strategia successiva, molto più diretta, basata sull’acquisto sistematico delle combinazioni.

Questa distinzione è importante perché corregge uno dei miti più diffusi sulla vicenda. Mandel non aveva trovato una formula capace di prevedere il futuro e non aveva scoperto numeri “più probabili” degli altri. Il suo vero talento consisteva nell’individuare quelle lotterie nelle quali la struttura matematica del gioco, combinata con un jackpot sufficientemente elevato, poteva rendere possibile un’operazione su larga scala.
Perché comprare tutte le combinazioni poteva diventare conveniente?
Il passaggio decisivo arrivò quando Mandel iniziò a osservare le lotterie in cui il numero totale delle combinazioni era relativamente contenuto. In una lotteria nella quale occorre scegliere 6 numeri tra 40, per esempio, le possibilità complessive sono 3.838.380. Se ogni combinazione costa un dollaro, coprirle tutte richiederebbe poco meno di 3,84 milioni di dollari.
Normalmente un’operazione del genere sarebbe assurda: spendere milioni per acquistare milioni di biglietti non avrebbe senso se il premio fosse inferiore all’investimento. Ma se il jackpot crescesse fino a superare ampiamente il costo necessario per coprire tutte le combinazioni, il problema cambierebbe radicalmente. Mandel cercava proprio questo tipo di situazione: un jackpot abbastanza grande, un numero relativamente basso di combinazioni e regole che consentissero di acquistare enormi quantità di biglietti.
La strategia rimaneva comunque rischiosa. Anche possedendo tutte le combinazioni, infatti, il jackpot poteva essere condiviso con altri vincitori, mentre tasse, costi operativi, commissioni e difficoltà logistiche potevano ridurre drasticamente il margine. La matematica poteva eliminare una parte dell’incertezza, ma non trasformava la lotteria in un investimento privo di rischio.
Come fece Mandel a trovare i soldi per acquistare milioni di biglietti?
Qui entrò in gioco un elemento altrettanto importante della matematica: il capitale. Mandel capì che una singola persona difficilmente avrebbe potuto sostenere un’operazione di quelle dimensioni e costruì quindi sindacati di investitori, raccogliendo denaro da un numero elevato di partecipanti che condividevano costi e potenziali vincite.
In Australia il sistema raggiunse una dimensione considerevole. Mandel utilizzò programmi informatici per generare le combinazioni e organizzò una vera macchina finanziaria e logistica. Il suo approccio non consisteva semplicemente nel compilare qualche schedina in più: significava calcolare, stampare, trasportare, acquistare e registrare una quantità enorme di giocate. La storia della sua ultima grande operazione mostra quanto il vero ostacolo fosse diventato quasi più organizzativo che matematico.
Che cosa accadde nella storica lotteria della Virginia del 1992?
Il momento più famoso arrivò il 15 febbraio 1992, quando la lotteria dello Stato della Virginia mise in palio un jackpot di circa 27 milioni di dollari. Il gioco prevedeva 6 numeri su 44, per un totale di 7.059.052 combinazioni possibili. Il rapporto tra il costo teorico della copertura totale e il valore del jackpot rendeva quella lotteria un bersaglio particolarmente interessante per il gruppo di Mandel.
Il piano si trasformò rapidamente in un’impresa logistica senza precedenti. I biglietti furono preparati con l’ausilio di 30 computer e 12 stampanti laser, mentre negli Stati Uniti una squadra coordinata da Anithalee Alex organizzò l’acquisto e la distribuzione attraverso numerosi punti vendita. Il gruppo disponeva di appena 72 ore per completare l’operazione prima dell’estrazione.
Alla fine il sindacato riuscì a ottenere il jackpot e una quantità impressionante di premi secondari: oltre al premio principale, furono registrati 6 secondi premi, 132 terzi premi e 135 premi di importo inferiore, per un valore aggiuntivo vicino ai 900.000 dollari secondo le ricostruzioni dell’epoca.

Il metodo di Stefan Mandel era davvero legale?
La vicenda attirò inevitabilmente l’attenzione delle autorità. Tuttavia, il punto fondamentale è che utilizzare la matematica per organizzare le proprie giocate non equivaleva automaticamente a commettere una frode. L’operazione della Virginia fu sottoposta a un intenso scrutinio e le autorità esaminarono il funzionamento del sindacato e le modalità con cui erano stati acquistati i biglietti. Le ricostruzioni disponibili non indicano che Mandel avesse manipolato l’estrazione o alterato il sistema di sorteggio.
Il suo successo, però, mise in evidenza una vulnerabilità delle regole. Se una lotteria permetteva di acquistare enormi quantità di combinazioni e il jackpot diventava sufficientemente alto, un gruppo organizzato con capitali adeguati poteva trasformare un gioco destinato al singolo giocatore in una operazione finanziaria su scala industriale.
Perché il sistema di Mandel non può essere replicato facilmente oggi?
Il successo di Mandel contribuì a spingere diverse lotterie verso modifiche regolamentari. In particolare, furono introdotte restrizioni contro gli acquisti massivi e contro alcune modalità di compilazione e gestione automatizzata delle combinazioni, rendendo molto più difficile ripetere un’operazione costruita sulla copertura quasi totale di un’estrazione.
Ed è proprio qui che la storia diventa più interessante: Mandel non dimostrò che la lotteria può essere battuta sempre, ma che alcune strutture di gioco possono essere sfruttate quando matematica, capitale e regolamento si incontrano in condizioni eccezionalmente favorevoli. La sua strategia funzionava soltanto se tutti gli elementi erano allineati e lasciava comunque margini di rischio, soprattutto nel caso di jackpot condivisi o di costi superiori alle previsioni.
Il paradosso finale della sua storia è forse ancora più significativo del record delle 14 vittorie. L’uomo che aveva trasformato la lotteria in un problema di matematica non riuscì infatti a trasformare automaticamente quel successo in una fortuna permanente: le successive attività finanziarie legate ai suoi investimenti andarono incontro a pesanti difficoltà. La sua vicenda ricorda così una lezione che vale ben oltre i giochi d’azzardo: una formula capace di ridurre il rischio non elimina il rischio, e saper individuare un’opportunità matematica non significa necessariamente saper gestire le conseguenze economiche che arrivano dopo.