
Il megayacht di Sergey Brin (cofondatore di Google) torna a Ibiza: 450 milioni per vivere sul mare
Per chi frequenta le acque delle Baleari, l’arrivo di un megayacht da 142 metri non passa certo inosservato. E quando a bordo c’è uno degli uomini più ricchi e influenti della Silicon Valley, l’attenzione cresce ulteriormente. È successo ancora una volta con il Dragonfly, il superyacht associato a Sergey Brin, cofondatore di Google e figura di primo piano dell’universo Alphabet, tornato a solcare le acque spagnole dopo essere già stato avvistato lo scorso anno lungo la costa di Ibiza e anche nei pressi di Málaga.
Questa volta l’imponente imbarcazione è stata segnalata alle Baleari, nelle vicinanze di Punta Pedrera, a Formentera, una delle zone più frequentate dalle grandi imbarcazioni private durante la stagione estiva.
In un territorio abituato a ospitare alcuni dei più esclusivi yacht del pianeta, il Dragonfly rappresenta comunque una presenza difficile da ignorare. Non soltanto per le sue dimensioni, ma soprattutto per una filosofia progettuale che lo avvicina più a un resort privato galleggiante che alla concezione tradizionale di yacht di lusso. Il suo interno concentra infatti spazi, servizi e sistemi di intrattenimento pensati per consentire agli ospiti di trascorrere lunghi periodi a bordo con un livello di autonomia estremamente elevato, trasformando il viaggio in mare in una vera esperienza residenziale.
Perché Sergey Brin ha scelto un megayacht di queste dimensioni?
La passione di Sergey Brin per il mondo della nautica di lusso non rappresenta un elemento isolato rispetto alla sua storia personale. Il cofondatore di Google, ancora legato ad Alphabet attraverso il consiglio di amministrazione e la propria partecipazione nella società , appartiene a quella ristrettissima fascia di grandi patrimoni per la quale anche il mercato dei superyacht costituisce una forma di investimento e di lifestyle. Secondo le stime riportate nel testo di partenza, il suo patrimonio sarebbe nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari, una disponibilità finanziaria che rende comprensibile la scelta di possedere un’imbarcazione capace di offrire standard paragonabili a quelli di una struttura alberghiera di altissimo livello.

Il Dragonfly non sarebbe peraltro il primo yacht legato al nome di Brin. Il miliardario avrebbe già posseduto un’imbarcazione omonima di 73 metri, consegnata nel 2009 e successivamente ribattezzata Capricorn. La nuova versione del Dragonfly porta però il concetto a un livello completamente diverso, con quasi il doppio della lunghezza e una dotazione progettata per trasformare il megayacht in una sorta di infrastruttura privata capace di operare in autonomia anche lontano dai principali porti.
Quanto è grande il Dragonfly e chi lo ha costruito?
Il Dragonfly raggiunge una lunghezza di 142 metri ed è stato costruito dal prestigioso cantiere navale tedesco Lürssen, uno dei nomi più importanti a livello mondiale nella realizzazione di superyacht e navi private di grandi dimensioni. Il valore stimato dell’imbarcazione si aggira intorno ai 450 milioni di dollari, una cifra che permette di comprendere immediatamente la scala economica di un progetto di questo genere. Una somma simile non riguarda soltanto la costruzione dello scafo, ma riflette la complessità degli impianti, dei materiali, della progettazione degli interni, delle tecnologie di bordo e delle strutture dedicate all’intrattenimento.
Anche la gestione di un’imbarcazione lunga oltre cento metri comporta difficoltà logistiche non indifferenti. Entrare in porto con un mezzo di 142 metri richiede precisione, spazio e condizioni operative adeguate, persino in infrastrutture portuali importanti come quelle di Ibiza. Per questo i grandi superyacht vengono spesso utilizzati mantenendo una notevole autonomia rispetto ai porti tradizionali, sfruttando le proprie dotazioni per trascorrere lunghi periodi all’ancora.
Cosa si trova a bordo di un resort privato galleggiante?
Le dimensioni del Dragonfly diventano ancora più impressionanti quando si osserva ciò che è stato ricavato all’interno. Il megayacht dispone di circa 2.000 metri quadrati di superficie interna ai quali si aggiungono altri 1.000 metri quadrati di spazi all’aperto, distribuiti complessivamente su cinque ponti. Non si tratta quindi semplicemente di cabine più grandi o di saloni particolarmente lussuosi: la progettazione punta a creare ambienti destinati a molteplici funzioni, con una dotazione assimilabile a quella di una struttura ricettiva privata.
Tra gli elementi più spettacolari figurano due eliporti, collocati rispettivamente a prua e a poppa. Una soluzione che amplia considerevolmente l’autonomia del Dragonfly, consentendo agli ospiti di raggiungere l’imbarcazione anche senza passare necessariamente dal porto. A bordo trovano inoltre spazio piscine, un cinema e diverse aree dedicate all’intrattenimento, in un insieme pensato per ridurre al minimo la necessità di scendere a terra.
La logica è quella di un’esperienza completamente autosufficiente: il mare diventa il territorio di riferimento e lo yacht, grazie alle proprie infrastrutture, assume il ruolo di una vera abitazione di lusso itinerante.

Quanto consuma un megayacht come il Dragonfly?
Una struttura di queste dimensioni pone inevitabilmente una questione energetica. Secondo i dati riportati da El Economista e ripresi nel testo originale, il consumo elettrico del Dragonfly sarebbe paragonabile a quello di circa 580 abitazioni. Un dato che rende bene l’idea dell’enorme quantità di energia necessaria per alimentare sistemi di climatizzazione, illuminazione, cucine, apparecchiature tecniche, servizi per gli ospiti e infrastrutture dedicate all’intrattenimento.
Il progetto cerca tuttavia di contenere almeno in parte l’impatto operativo attraverso una soluzione tecnologica particolarmente interessante: il Dragonfly utilizza infatti un sistema di propulsione ibrido diesel-elettrico. Questa configurazione permette di ricorrere alla propulsione elettrica in determinate condizioni di navigazione, limitando l’impiego dei motori diesel quando non è necessario sfruttarne tutta la potenza. Sul piano del design, l’esterno è stato affidato all’architetto navale Germán Frers, mentre gli interni sono stati sviluppati da Nauta Design, due nomi che contribuiscono a spiegare l’equilibrio tra prestazioni, funzionalità ed estetica ricercato nel progetto.
Chi ha commissionato il Dragonfly e quanto costa mantenerlo?
La storia del Dragonfly è altrettanto particolare quanto il suo proprietario attuale. Il progetto sarebbe stato inizialmente commissionato dall’imprenditore russo Leonid Mikhelson, per poi passare a Sergey Brin durante la fase di costruzione. La consegna definitiva sarebbe avvenuta nel 2024, segnando l’ingresso del nuovo Dragonfly nella flotta associata al cofondatore di Google.
Ma acquistare un superyacht da centinaia di milioni di dollari rappresenta soltanto l’inizio dell’impegno economico. La vera dimensione dei costi emerge considerando la gestione annuale: tra carburante, equipaggio, manutenzione, assicurazione e tariffe di ormeggio, le spese operative del Dragonfly sono stimate nell’ordine dei 30-40 milioni di dollari all’anno. È una cifra che, da sola, equivale al patrimonio necessario per mantenere un’attività imprenditoriale di grandi dimensioni, ma che nel mondo dei superyacht viene considerata il prezzo della gestione di una struttura privata tecnologicamente complessa.
Ed è proprio questo l’aspetto che rende il ritorno del Dragonfly nelle acque di Ibiza e Formentera particolarmente significativo: più che un semplice yacht di lusso, l’imbarcazione rappresenta una delle espressioni più estreme del lifestyle dei grandi patrimoni, dove tecnologia, autonomia, privacy e ospitalità convergono in un’unica piattaforma galleggiante. Quando un mezzo del genere appare all’orizzonte delle Baleari, dunque, non porta soltanto a bordo il suo equipaggio e i suoi ospiti: porta con sé una fotografia concreta di quanto sia diventato sofisticato il concetto contemporaneo di lusso.