
Emma Bonino, una vita politica tra libertà, diritti e battaglie senza compromessi
La scomparsa di Emma Bonino, a 78 anni, chiude una delle vicende politiche più riconoscibili e controverse della storia italiana contemporanea. Per decenni la sua voce è stata associata a battaglie condotte spesso prima che diventassero patrimonio condiviso della società, dalla libertà di scelta delle donne alla lotta contro la fame nel mondo, dalla difesa dello Stato di diritto all’integrazione europea. La notizia della morte è stata accompagnata dall’annuncio delle esequie di Stato, che, secondo quanto riferito nel testo, dovrebbero svolgersi all’inizio della settimana successiva. A confermarlo è stato il segretario di +Europa, Riccardo Magi, fermatosi davanti alla Casa di Cura Nostra Signora della Mercede, dove la storica leader radicale si è spenta.
Qual è il significato politico dell’addio a Emma Bonino?
Nel ricordo diffuso dopo la sua morte emerge soprattutto l’immagine di una donna che aveva trasformato la politica in una lunga e personale battaglia per la libertà. Il messaggio sottolinea come Bonino fosse stata attivista, parlamentare, ministra e commissaria europea, mantenendo nel corso degli anni una forte coerenza con le proprie convinzioni. La sua esperienza politica era iniziata attraverso una stagione nella quale aborto e diritti civili rappresentavano questioni profondamente divisive, ma nel tempo si era estesa a temi internazionali e istituzionali di portata molto più ampia.
Il suo percorso viene ricordato come una continua opposizione a ciò che considerava una limitazione della libertà individuale e collettiva: dall’aborto clandestino alla fame nel mondo, dalla partitocrazia all’infibulazione, dal giustizialismo ai genocidi, fino alle diverse forme di autoritarismo. Parallelamente, Bonino aveva fatto della difesa della democrazia, della giustizia internazionale, dei diritti civili e dell’autodeterminazione delle donne alcuni dei cardini della propria attività pubblica. È proprio questa continuità tra le diverse stagioni della sua vita politica a rappresentare, secondo il ricordo diffuso da +Europa, il nucleo del suo lascito.
Qual è il testamento politico lasciato da Emma Bonino?
Il testamento ideale attribuito a Bonino non viene presentato come una semplice eredità politica, ma come un invito a considerare la sconfitta una parte possibile di qualsiasi battaglia per i diritti. Il messaggio che accompagna l’addio insiste infatti sulla necessità di continuare a combattere anche quando il risultato sembra lontano, perché una libertà conquistata per tutti può richiedere tempo, ostacoli e numerose sconfitte prima di diventare realtà. In questa prospettiva, la sua eredità non coincide soltanto con le cariche ricoperte o con le campagne promosse, ma con un metodo politico fondato sulla perseveranza e sulla capacità di mantenere una posizione anche quando questa comporta un prezzo personale.

Come si erano aggravate le condizioni di salute di Emma Bonino?
Negli ultimi giorni, secondo quanto riportato nel testo, le condizioni di salute di Bonino si erano aggravate. Il 7 settembre era stata trasferita all’Ospedale Santo Spirito di Roma, dove era arrivata in codice rosso ed era stata successivamente ricoverata in terapia intensiva. Le condizioni erano state definite dai medici delicate e, nel bollettino diffuso nei giorni successivi, era stato comunicato il trasferimento in una struttura privata. È lì, presso la Casa di Cura Nostra Signora della Mercede, che è arrivata la notizia della sua morte.
Come hanno reagito le istituzioni alla morte di Emma Bonino?
Tra i primi messaggi istituzionali figura quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato Bonino come una figura capace di lasciare un segno profondo nella vita della Repubblica attraverso un impegno tenace e coerente. Nel suo percorso, Mattarella ha richiamato le diverse dimensioni della sua esperienza: il radicalismo, il liberalismo, il femminismo e l’europeismo, insieme alle campagne internazionali contro la fame e la pena di morte e a favore del Tribunale penale internazionale.
Il Capo dello Stato ha inoltre indicato nell’unità e nella maggiore integrazione dell’Unione europea una delle priorità che avevano caratterizzato l’ultima parte del suo impegno politico. Anche la premier Giorgia Meloni ha riconosciuto il peso di Bonino nella vita pubblica italiana, pur sottolineando la distanza tra le rispettive sensibilità politiche. Il suo ricordo ha evidenziato una voce forte e riconoscibile, capace di sostenere le proprie idee con determinazione. Anche Paolo Gentiloni ha affidato ai social un messaggio nel quale ha ricordato l’esempio di Bonino come militante per la libertà e come leader italiana ed europea, sottolineandone la volontà costante di cambiare le cose.

Quando è iniziata la carriera politica di Emma Bonino?
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino entra nella politica italiana nella metà degli anni Settanta, in una fase segnata dalle grandi battaglie del Partito radicale sui diritti civili. Prima ancora dell’ingresso nelle istituzioni, fonda il Cisa, Centro di informazione sterilizzazione e aborto, impegnandosi direttamente nella battaglia contro l’aborto clandestino. Nel 1975 arriva ad autoconsegnarsi per procurato aborto, accettando volontariamente il carcere come forma di protesta e di denuncia.
L’anno successivo entra in Parlamento, quando il Partito radicale si presenta per la prima volta alle elezioni. Da quel momento la sua attività politica assume progressivamente una dimensione internazionale. Negli anni Ottanta si concentra anche sulla lotta contro la fame nel mondo e nel 1981 promuove un appello contro lo sterminio per fame, contribuendo alla nascita di Food and Disarmement International.
Quali sono state le principali battaglie internazionali di Bonino?
Nel 1989 Bonino diventa presidente del Partito radicale transnazionale, incarico mantenuto fino al 1993. In quegli anni il suo impegno si concentra sempre più sulla dimensione internazionale dei diritti umani. Nel 1993 promuove una campagna per l’istituzione di un Tribunale ad hoc per i crimini commessi nella ex Jugoslavia, consegnando al segretario generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros-Ghali un appello sottoscritto da 25.000 persone in tutto il mondo.
Nel 1999 arriva anche la campagna per la sua possibile elezione al Quirinale, mentre la Lista Bonino ottiene alle elezioni europee un risultato significativo, raggiungendo l’8,5 per cento e portandola nuovamente al Parlamento europeo. Con l’inizio del nuovo millennio, la sua attività si concentra ulteriormente sulla promozione della democrazia e dei diritti civili nel mondo arabo.

Quali incarichi istituzionali ha ricoperto Emma Bonino?
Nel 2006 torna alla Camera con la Rosa nel pugno, all’interno della coalizione dell’Unione, e viene nominata ministra per le Politiche europee nel secondo governo guidato da Romano Prodi. Nel 2008 viene eletta al Senato nelle file del centrodestra e assume l’incarico di vicepresidente. Nel 2013 torna al governo con l’esecutivo di Enrico Letta, questa volta come ministra degli Esteri, incarico che lascia meno di un anno dopo, con l’arrivo a Palazzo Chigi di Matteo Renzi e la nomina di Federica Mogherini alla Farnesina.
Come ha affrontato la malattia e perché i suoi turbanti sono diventati un simbolo?
Nel 2015 Bonino affronta una nuova battaglia, questa volta personale, contro un tumore ai polmoni. Anche in quella circostanza rivendica la volontà di non abbandonare la politica, separando la propria identità dalla malattia e continuando a considerarla una delle sfide della propria vita. Le cure e la perdita dei capelli la portano a indossare i celebri turbanti, diventati negli anni successivi uno degli elementi più riconoscibili della sua immagine pubblica.
Nel 2016 racconta di considerare il tumore ormai vicino alla fine, pur sottolineando come si trattasse di una malattia con la quale, secondo quanto riferito dai suoi medici, avrebbe dovuto imparare a convivere. La vicenda personale si intreccia così ancora una volta con quella politica: anche davanti alla fragilità fisica, Bonino continua a presentarsi come una persona determinata a mantenere il proprio ruolo e le proprie battaglie.
Qual è stata l’ultima stagione politica di Emma Bonino?
La vittoria del Movimento 5 Stelle e la nascita del governo gialloverde nel 2018 la riportano all’opposizione in Senato. Da quella posizione continua a battersi contro sovranismi e populismi e in difesa dell’Unione europea, partecipando alla costruzione di +Europa. Anche la frattura del femore e le difficoltà incontrate dal progetto degli Stati Uniti d’Europa in vista delle elezioni europee del 2024 non interrompono il suo impegno.
Accanto alle grandi battaglie pubbliche rimane però una ferita più personale, quella della rottura politica con Marco Pannella, storico protagonista del radicalismo italiano. Dopo circa quarant’anni di collaborazione, Bonino aveva definito quella separazione come uno dei crucci più profondi della propria carriera, raccontando di non aver mai vissuto con lui un vero litigio e di aver sofferto soprattutto per il progressivo deterioramento del rapporto. È anche attraverso questa dimensione più privata e umana che emerge il ritratto di una figura politica difficilmente riducibile a una sola definizione: radicale, europeista, femminista, liberale e soprattutto combattiva, fino all’ultimo capitolo della sua lunga storia pubblica.