
Jovanotti compie 60 anni: Lorenzo, il ragazzo fortunato che continua a cambiare
Il 27 settembre 1966 nasceva a Roma Lorenzo Cherubini, destinato a diventare per milioni di ascoltatori semplicemente Jovanotti. Oggi, a 60 anni, l’artista attraversa un traguardo anagrafico che sembra quasi difficile da associare alla sua immagine pubblica: quella del ragazzo perennemente in movimento, capace di trasformare la musica in festa, viaggio, contaminazione e racconto generazionale. Eppure il tempo è passato anche per lui, lasciando tracce che lo stesso Lorenzo riconosce soprattutto nel rapporto con la musica contemporanea e con un linguaggio sonoro che, rispetto agli anni degli esordi, sente oggi più distante. Il compleanno, però, non sarà celebrato con una grande festa. «Sarà un giorno molto intimo, andiamo a mangiare una pizza» con le mie ragazze, ha raccontato nei giorni scorsi, spiegando che i suoi compleanni non sono mai stati particolarmente enfatici perché, come dice con una formula che riassume perfettamente la sua storia, «di mestiere faccio le feste» fin da quando aveva 16 anni.
Perché i 60 anni di Jovanotti rappresentano un passaggio particolare?
La cifra dei 60 anni arriva dopo una stagione particolarmente intensa per Jovanotti, reduce dal Jova Summer Party – L’Arca di Lorè, il grande progetto live che ha riportato la sua musica in mezzo al pubblico durante l’estate e che ha trovato uno dei suoi momenti più simbolici negli spettacoli al Circo Massimo di Roma. È proprio questa apparente contraddizione a raccontare meglio il rapporto di Lorenzo con il tempo: mentre sul palco continua a costruire un universo fatto di energia, musica, movimento e partecipazione collettiva, nella vita privata sceglie una dimensione decisamente più discreta. Il compleanno, dunque, non diventa necessariamente un evento da esibire, ma un’occasione personale da trascorrere lontano dai riflettori. Per un artista che ha trasformato per decenni la dimensione della festa in una parte fondamentale della propria identità, preferire una semplice pizza alle celebrazioni spettacolari assume quasi il valore di una dichiarazione di principio.

Come è cambiata la musica di Jovanotti dagli esordi a oggi?
La traiettoria artistica di Lorenzo Cherubini è una delle più difficili da racchiudere in una sola definizione. Alla fine degli anni Ottanta Jovanotti emerge nel panorama italiano con un linguaggio fortemente influenzato da rap e hip hop, portando nel mainstream italiano ritmi, abbigliamento, atteggiamenti e una cultura musicale che allora apparivano molto meno familiari al grande pubblico. La successiva trasformazione, segnata anche dal passaggio rappresentato da “Lorenzo 1992”, apre una fase nuova: il personaggio iniziale lascia progressivamente spazio a un autore capace di confrontarsi con il pop, il cantautorato, la musica elettronica, le sonorità internazionali e una scrittura sempre più personale.
È proprio questa lunga evoluzione a rendere significativo ciò che oggi Jovanotti dice della musica nuova. A 60 anni ammette di percepire maggiormente l’età non tanto nella vita quotidiana, quanto nel rapporto con le produzioni contemporanee: «La sento soprattutto riguardo alla musica nuova che esce», ha spiegato, riferendosi alla difficoltà di entrare immediatamente in sintonia con determinati linguaggi. Non è necessariamente un rifiuto della contemporaneità, quanto piuttosto la consapevolezza di trovarsi davanti a un paesaggio musicale profondamente cambiato rispetto a quello nel quale è cresciuto artisticamente.
Perché Jovanotti oggi dice di non riconoscersi più nell’hip hop?
Il passaggio è particolarmente interessante perché riguarda proprio uno dei territori musicali che Jovanotti aveva contribuito a rendere popolari in Italia. Negli anni degli esordi, il rap italiano e l’hip hop rappresentavano per lui strumenti di espressione capaci di intercettare nuovi codici culturali, mentre oggi l’artista osserva con maggiore distanza un genere che, a suo giudizio, è stato progressivamente influenzato dalla centralità della ricchezza, del successo materiale e dei suoi simboli. Il suo ragionamento si inserisce in una riflessione più ampia sul cambiamento dei valori e dei linguaggi della cultura popolare.
La distanza appare ancora più evidente se confrontata con alcune delle immagini che hanno definito la sua scrittura. Da “L’ombelico del mondo”, con il suo immaginario multiculturale e meticcio, fino alle canzoni nelle quali il dialogo tra culture e sensibilità differenti diventava parte centrale del racconto, Jovanotti aveva costruito una personale idea di apertura e contaminazione. Oggi osserva invece un mondo che percepisce più legato alla ricchezza e ai suoi simboli, indicando proprio l’evoluzione dell’hip hop come uno degli esempi più evidenti di questo cambiamento. Eppure, accanto alla distanza dal rap contemporaneo, resta una convinzione molto semplice: una bella canzone, con un ritornello efficace e una scrittura curata, continua a essere un formato capace di attraversare le generazioni.
Cosa racconta il documentario dedicato a Jovanotti?
Il compleanno dei 60 anni coincide anche con l’arrivo di un progetto cinematografico che promette di osservare Lorenzo da una prospettiva diversa. “Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti”, diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti, sarà presentato in anteprima mondiale alla 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Special Screening, e arriverà successivamente nelle sale italiane dal 26 novembre al 2 dicembre come evento speciale di sette giorni, distribuito da Plaion Pictures.

Il documentario nasce da un’idea alla quale Jovanotti ha aderito imponendo, paradossalmente, una sola condizione: non avere il controllo del racconto. Quando i due registi gli proposero il progetto, circa sette anni fa, Lorenzo accettò a patto di non sapere come sarebbe stato costruito il film. La metafora utilizzata dall’artista è quella di una giraffa nella savana osservata dai documentaristi: la giraffa partecipa, ma non decide il modo in cui verrà raccontata. È un’impostazione particolarmente significativa per una popstar abituata a costruire con estrema consapevolezza la propria presenza pubblica.
Perché Jovanotti ha scelto di mostrarsi anche vulnerabile?
Dietro l’energia del performer esiste una persona che, secondo quanto racconta lo stesso Lorenzo, non si sente sempre a proprio agio davanti alla necessità di mostrare la propria vulnerabilità. Sul palco può costruire una “realtà aumentata, splendente ed eccitante”, indossando il costume di Jovanotti e trasformando ogni concerto in uno spazio nel quale la realtà quotidiana viene temporaneamente sospesa. Fuori dal palco, però, rimane una persona molto più simile a chiunque altro.
È proprio questa distanza tra il personaggio pubblico e Lorenzo Cherubini a rappresentare il cuore del documentario. L’artista ha raccontato di essersi commosso e divertito quando, dopo sette anni, ha finalmente visto il risultato del lavoro dei registi, arrivando a riconoscersi pienamente nella metafora della giraffa. Il film sembra così inserirsi naturalmente nel bilancio di un compleanno importante: non tanto una celebrazione nostalgica dei successi ottenuti, quanto uno sguardo su ciò che rimane quando le luci del palco si spengono.
A 60 anni, dunque, Jovanotti si trova davanti a un passaggio che riguarda meno il numero scritto sulla torta e più il rapporto con il proprio percorso. Il ragazzo fortunato degli anni Ottanta è diventato un artista capace di attraversare quasi quattro decenni di trasformazioni musicali e culturali, cambiando pelle senza rinunciare alla curiosità. E forse è proprio questa la continuità più evidente: non l’eterna giovinezza del personaggio, ma la capacità di interrogarsi sul tempo che passa, sulla musica che cambia e sull’uomo che resta quando, per un momento, non c’è più bisogno di essere Jovanotti.