
Dallo “squalo spaziale” alla perla di Venere: le immagini più spettacolari dell’astronomia 2026
C’è uno squalo che nuota nel buio dello spazio, una “perla” luminosa che sembra affacciarsi sul bordo della Luna e un Sole attraversato da gigantesche strutture di plasma. Sono alcune delle immagini che hanno conquistato l’edizione 2026 dello ZWO Astronomy Photographer of the Year, uno dei più importanti concorsi internazionali dedicati alla fotografia astronomica.
Organizzato dal Royal Observatory Greenwich, il concorso giunto alla sua 18ª edizione ha raccolto fotografie capaci di raccontare il cielo notturno, il Sistema Solare e il rapporto tra l’essere umano e l’universo attraverso prospettive molto diverse tra loro. I vincitori sono stati annunciati il 17 settembre 2026, mentre le immagini premiate sono esposte a Londra, al National Maritime Museum, da ieri 18 settembre. Non si tratta soltanto di fotografie spettacolari: dietro ogni scatto c’è una combinazione di osservazione, tecnica, pazienza e condizioni atmosferiche spesso difficili da prevedere.
Qual è la fotografia che ha conquistato il primo premio?
A ottenere il riconoscimento assoluto è stata “The Quiet Predator”, realizzata dall’astrofotografo kuwaitiano Ali Alobaidly. L’immagine (foto di copertina) ritrae la Shark Nebula (LDN 1235), una vasta nube interstellare che, grazie alla sua particolare forma, ricorda il profilo di uno squalo immerso nello spazio. L’oggetto si trova a circa 650 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Cefeo: una distanza enorme su scala umana, anche se relativamente modesta rispetto alle dimensioni della nostra galassia. Per avere un termine di paragone, il sistema stellare più vicino al Sole si trova a poco più di 4 anni luce.
Alobaidly ha realizzato l’immagine nell’agosto 2025, lavorando per due giorni nella regione di Al Jahra, in Kuwait. Per catturare la debole struttura della nebulosa ha utilizzato un telescopio Askar 140 APO, una montatura Sky-Watcher EQ8-R e una fotocamera astronomica ZWO ASI2600MM Pro. Il risultato è un’immagine nella quale la forma della nebulosa assume una forza quasi narrativa: una creatura scura che sembra attraversare il cielo sopra il paesaggio desertico. Lo stesso autore ha spiegato che proprio il contrasto tra il predatore marino evocato dalla nebulosa e il deserto kuwaitiano lo ha colpito particolarmente. Nella sua lettura personale, quella fotografia rappresenta anche il legame tra universo, paesaggio e memoria delle proprie origini.
Il premio assoluto vale 10.000 sterline britanniche, mentre agli altri vincitori e finalisti delle diverse categorie sono stati assegnati premi in denaro di entità differenti. Ma il vero valore del concorso emerge soprattutto dalla varietà delle immagini selezionate, capaci di mostrare come l’astrofotografia possa muoversi dalla pura osservazione scientifica alla dimensione artistica e culturale.

Quale immagine racconta meglio la magia delle aurore boreali?
Nella categoria Aurorae, il riconoscimento è andato a “The Crown”, del fotografo bulgaro Radoslav Sviretsov. Lo scatto (qui sopra) è stato realizzato nei pressi di una piccola chiesa tra Keflavík e Reykjavík, in Islanda, durante una forte manifestazione di aurore boreali. Il paesaggio terrestre e le strutture luminose del cielo si incontrano in una composizione nella quale il fenomeno atmosferico diventa quasi una corona sospesa sopra l’edificio.
La scelta della location è parte integrante della fotografia. L’area, lontana dall’inquinamento luminoso delle grandi città, permette al cielo di conservare una profondità che nelle zone urbanizzate è ormai difficile da percepire. È proprio questa relazione tra buio naturale, paesaggio e cielo notturno a trasformare l’immagine da semplice documentazione di un’aurora in un racconto visivo più ampio.

Com’è possibile vedere Venere trasformarsi in una “perla” sulla Luna?
Una delle immagini più suggestive dell’edizione è quella premiata nella categoria Our Moon. Si intitola “Venusian Pearl on the Moon” ed è stata realizzata dal fotografo ceco Petr Horalek il 19 settembre 2025, durante un raro allineamento apparente nel quale la Luna è passata davanti a Venere osservata da alcune zone della Terra.
Il momento decisivo è stato quello in cui Venere ha iniziato a scomparire dietro la sottile falce lunare. La luminosità del pianeta, concentrata accanto al profilo della Luna, produce l’effetto ottico che dà il nome alla fotografia: una piccola “perla venusiana” appoggiata sul bordo del nostro satellite naturale. È un esempio particolarmente efficace di come l’astrofotografia riesca a trasformare un fenomeno astronomico reale in un’immagine immediatamente comprensibile anche a chi non possiede conoscenze specialistiche.

Cosa rivela una fotografia ravvicinata della superficie del Sole?
Per la categoria Our Sun, il vincitore è Miguel Claro, fotografo portoghese noto anche per numerosi lavori dedicati all’astronomia. La sua immagine, intitolata “Active Region 4122”, concentra l’attenzione sulla fotosfera solare, cioè lo strato visibile della superficie del Sole.
Utilizzando un nuovo telescopio a doppia banda, Claro ha messo in evidenza una trama estremamente complessa composta da celle convettive, regioni nelle quali il plasma caldo si muove trasportando energia verso gli strati superiori. Le strutture osservate ricordano quasi una superficie in continuo movimento e mostrano quanto il Sole sia lontano dall’immagine apparentemente uniforme che percepiamo a occhio nudo.

Come può l’astronomia dialogare con la memoria delle civiltà antiche?
La categoria People and Space introduce una dimensione diversa. A vincere è stata “A Message from the Ancients”, del fotografo neozelandese Max Inwood. L’immagine mette insieme il cielo e un elemento della storia umana: alcuni petroglifi, antiche incisioni rupestri, nel deserto della California.
Il soggetto rappresentato nella roccia è stato interpretato come un riferimento alle 13 lune piene che normalmente possono essere osservate nell’arco di un anno terrestre. La fotografia diventa così un punto d’incontro tra astronomia e archeologia, ricordando come l’osservazione del cielo abbia accompagnato l’umanità molto prima della nascita dei telescopi moderni.

Perché gli anelli di Saturno sembrano scomparire?
Nella categoria Planets, Comets & Asteroids, Tom Williams, dal Regno Unito, ha conquistato il premio con “Saturnian Equinox”, un’immagine realizzata nel 2025 durante un evento particolarmente interessante nel lungo ciclo orbitale di Saturno.
Gli anelli di Saturno, osservati dalla Terra, possono infatti apparire quasi perfettamente di taglio quando il loro piano si allinea con la nostra prospettiva. Il fenomeno è legato all’inclinazione dell’asse del pianeta e al suo lunghissimo periodo orbitale, pari a circa 29,5 anni terrestri. La fotografia documenta quindi una fase che non appartiene alla quotidianità dell’osservazione astronomica, ma a una dinamica planetaria che richiede decenni per completare il proprio ciclo.

Quali altre immagini hanno conquistato i giudici?
Il panorama dei vincitori comprende anche “Botswana Star Trail” dell’italiano Stefano Pellegrini, premiata nella categoria Skyscapes. Realizzata a Nxai Pan, in Botswana, l’immagine utilizza le grandi sagome dei baobab come elemento terrestre mentre le stelle disegnano lunghe traiettorie nel cielo. La scelta di esposizione e saturazione produce un risultato volutamente quasi psichedelico, nel quale il paesaggio africano sembra fondersi con la rotazione apparente della volta celeste.

Nella categoria Galaxies, invece, il riconoscimento è andato a “NGC 4753: A Symphony of Dust Lanes in Virgo”, realizzata da 智鹏 严 e Xinran Li in Cile. Al centro dello scatto c’è NGC 4753, una galassia situata a circa 60 milioni di anni luce dalla Terra, nella costellazione della Vergine. A catturare l’attenzione sono soprattutto le intricate bande di polveri che avvolgono il nucleo luminoso della galassia, strutture che conferiscono all’immagine un aspetto quasi scultoreo.
Dove vedere tutte le fotografie vincitrici dell’Astronomy Photographer of the Year 2026?
Le fotografie vincitrici e le opere selezionate nelle diverse categorie sono disponibili sul sito internet del Royal Museums Greenwich di Londra, offrendo al pubblico l’opportunità di osservare da vicino immagini nelle quali tecnologia fotografica, ricerca amatoriale e creatività artistica si incontrano. Il concorso dimostra ancora una volta quanto l’astrofotografia contemporanea sia diventata un linguaggio capace di andare oltre la semplice rappresentazione degli oggetti celesti: una nebulosa può assumere la forma di un predatore, Venere può sembrare una perla e gli anelli di Saturno possono raccontare il lento ritmo del tempo planetario. È proprio questa capacità di rendere comprensibile e sorprendente l’universo, senza separare la precisione scientifica dalla sensibilità umana, a rendere queste immagini particolarmente significative per il pubblico contemporaneo.