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L’inquinamento dell’aria può danneggiare anche i tessuti che sostengono i denti

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L’aria inquinata potrebbe avere effetti anche sulla salute della bocca. Un nuovo studio su PM2,5 e tessuti orali mostra come l’esposizione possa aggravare l’infiammazione e la perdita di osso che sostiene i denti. 🦷🔬

inquinamento atmosferico

L’aria che respiriamo può danneggiare anche i tessuti che sostengono i denti

Quando si parla di inquinamento atmosferico, il primo pensiero corre quasi inevitabilmente ai polmoni e al cuore. Le particelle presenti nell’aria urbana, infatti, sono associate da tempo a effetti sull’apparato respiratorio e cardiovascolare. Ma il nostro organismo entra in contatto con l’ambiente esterno molto prima di quanto immaginiamo: attraverso la bocca.

Ed è proprio questa porta d’ingresso a essere al centro di una nuova ricerca condotta in Brasile, dove un gruppo di studiosi dell’Università Statale di San Paolo (UNESP) e dell’Università di San Paolo (USP) ha osservato effetti significativi dell’esposizione al particolato fine PM2,5 sui tessuti del cavo orale. Lo studio, pubblicato il 23 maggio 2026 sulla rivista scientifica Air Quality, Atmosphere & Health, suggerisce che l’inquinamento possa agire come un importante fattore ambientale capace di modificare e aggravare i processi infiammatori che interessano gengive e tessuti di sostegno dei denti.

Che cosa sono le particelle PM2,5 e perché preoccupano gli scienziati?

Il termine PM2,5 indica il particolato atmosferico costituito da particelle con un diametro aerodinamico pari o inferiore a 2,5 micrometri. Sono dimensioni estremamente ridotte, che consentono a queste particelle di penetrare in profondità nelle vie respiratorie e, in determinate condizioni, di contribuire a effetti sistemici sull’organismo. La loro composizione può comprendere componenti organiche e inorganiche, tra cui metalli e idrocarburi, e la risposta biologica dipende anche dalla natura dell’esposizione.

Nel nuovo studio, pubblicato su Springer Nature Link, i ricercatori hanno utilizzato un modello sperimentale nel quale topi maschi sono stati esposti ad aria contenente PM2,5 in condizioni controllate, utilizzando aria inquinata raccolta nell’area della Avenida Doutor Arnaldo, una delle zone trafficate di San Paolo. L’obiettivo era capire se l’esposizione prolungata potesse modificare non soltanto i tessuti polmonari, ma anche quelli della bocca.

In che modo l’inquinamento può interferire con la salute delle gengive?

La scoperta più interessante riguarda il periodonto, cioè l’insieme dei tessuti che circondano e sostengono il dente, compreso l’osso alveolare. Nei topi esposti al PM2,5 sono state osservate alterazioni strutturali nei tessuti gengivali e parodontali, accompagnate da una maggiore presenza di cellule infiammatorie. L’effetto è risultato particolarmente evidente quando l’esposizione all’inquinamento si combinava con una condizione infiammatoria già presente. In questo scenario, l’analisi istologica e la microtomografia hanno evidenziato un peggioramento della distruzione dei tessuti parodontali e una maggiore perdita di osso alveolare, cioè dell’osso che costituisce una parte fondamentale del sistema di sostegno del dente.

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Il PM2,5 e la salute orale: uno studio sperimentale ha osservato alterazioni dei tessuti parodontali e della lingua negli animali esposti all’inquinamento atmosferico.

È però importante leggere questo risultato senza trasformarlo in una conclusione più ampia di quanto lo studio consenta. La ricerca non dimostra che respirare aria inquinata faccia perdere direttamente i denti alle persone. Gli esperimenti sono stati condotti su animali e indicano piuttosto che il PM2,5 può comportarsi come un cofattore ambientale in grado di aggravare l’infiammazione e compromettere l’equilibrio dei tessuti orali, soprattutto quando esiste già un processo patologico. È una distinzione scientificamente importante, perché evita di confondere un’evidenza sperimentale con una prova clinica sull’uomo.

Perché il PM2,5 può favorire lo stress ossidativo nella bocca?

Uno dei meccanismi osservati nello studio riguarda lo stress ossidativo, una condizione nella quale la produzione di molecole reattive supera la capacità dei sistemi antiossidanti dell’organismo di neutralizzarle. Nei tessuti parodontali e nella lingua degli animali esposti al PM2,5, i ricercatori hanno rilevato una riduzione dell’attività di enzimi antiossidanti come SOD, catalasi e glutatione perossidasi, insieme a un aumento dei marcatori associati alla perossidazione lipidica. Il quadro indica quindi uno squilibrio biologico che può rendere i tessuti più vulnerabili all’infiammazione e al danno cellulare.

Parallelamente, sono aumentati diversi mediatori dell’infiammazione, tra cui IL-6, TNF-α, CXCL1 e CXCL2. Queste molecole fanno parte delle risposte immunitarie che regolano il processo infiammatorio. Quando però l’infiammazione diventa persistente o eccessiva, può contribuire alla degradazione dei tessuti che normalmente mantengono stabile l’area intorno al dente. Nel modello sperimentale, proprio questa combinazione di stress ossidativo, risposta infiammatoria e alterazione dei tessuti sembra contribuire al peggioramento della condizione parodontale.

L’inquinamento atmosferico può colpire anche la lingua?

La ricerca non si è concentrata esclusivamente su gengive e tessuti parodontali. Anche la mucosa della lingua degli animali esposti all’aria contenente PM2,5 ha mostrato modificazioni. Gli studiosi hanno osservato fenomeni come ipercheratosi, ispessimento dell’epitelio, disorganizzazione dei tessuti e aumento della presenza e degranulazione dei mastociti, cellule del sistema immunitario coinvolte nelle risposte infiammatorie. Alterazioni sono state riscontrate sia negli animali sottoposti all’esposizione per 30 giorni sia in quelli esposti per 60 giorni.

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Gengive e tessuti di sostegno dei denti: la ricerca suggerisce che l’esposizione al particolato fine possa aggravare i processi infiammatori già presenti.

Il risultato rafforza l’ipotesi secondo cui il rapporto tra inquinamento e salute orale potrebbe essere più complesso di un semplice contatto locale. Da una parte, le particelle inalate possono entrare in contatto direttamente con le superfici della cavità orale; dall’altra, l’esposizione respiratoria può attivare risposte infiammatorie e ossidative a livello sistemico, con possibili ripercussioni anche su tessuti distanti dai polmoni. Gli autori richiamano proprio questa possibile interazione tra apparato respiratorio, circolazione sistemica e cavità orale.

Che cosa significa questa ricerca per chi vive in una città trafficata?

Il messaggio più interessante dello studio riguarda il modo in cui oggi viene interpretata la salute orale. Gengive e denti non sono strutture isolate dal resto dell’organismo: rispondono a condizioni infiammatorie, fattori ambientali e alterazioni sistemiche. L’inquinamento atmosferico potrebbe quindi rappresentare uno degli elementi che modificano l’ambiente biologico nel quale si sviluppano o peggiorano alcune patologie parodontali. Questo non significa che l’igiene orale perda importanza, né che il dentifricio o le normali cure odontoiatriche siano inefficaci; significa piuttosto che la salute della bocca deve essere considerata all’interno di un quadro più ampio di fattori ambientali e sistemici.

La ricerca presenta inoltre alcuni limiti che gli stessi autori invitano a considerare. Lo studio ha utilizzato soltanto topi maschi, e quindi i risultati non possono essere automaticamente trasferiti alla popolazione umana. Serviranno ulteriori ricerche, comprese quelle condotte sull’uomo, per stabilire quanto questi meccanismi incidano concretamente sul rischio e sulla progressione delle malattie parodontali. Gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di approfondire anche le caratteristiche chimiche delle particelle e i meccanismi cellulari coinvolti.

Il dato che emerge, tuttavia, è già significativo: l’aria che respiriamo potrebbe avere effetti sulla bocca che finora sono stati considerati meno attentamente rispetto a quelli sui polmoni e sul sistema cardiovascolare. Lo studio brasiliano non consegna una risposta definitiva sul rapporto tra smog e perdita dei denti, ma aggiunge un tassello importante alla ricerca sulla salute orale, mostrando come il PM2,5 possa alterare l’equilibrio infiammatorio e ossidativo dei tessuti e aggravare, in condizioni sperimentali, la distruzione dell’osso che sostiene i denti.