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Ora legale 2026: quanto ci fa risparmiare davvero? I dati

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L’ora legale fa ancora risparmiare energia all’Italia? I dati 2026 indicano 302 milioni di kWh in meno, ma il vero bilancio comprende anche salute, ambiente, economia e abitudini quotidiane. ⏰⚡

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Ora legale, quanto fa davvero risparmiare all’Italia? I dati tra energia, salute e società

Con il ritorno all’ora solare, previsto per domenica 25 ottobre 2026, torna anche il consueto dibattito sull’opportunità di continuare a spostare le lancette due volte l’anno. Il tema, però, è più complesso di quanto possa suggerire la semplice domanda se l’ora legale faccia risparmiare energia. I dati disponibili mostrano infatti un beneficio concreto sui consumi elettrici, ma allo stesso tempo la ricerca scientifica ha evidenziato alcuni effetti della transizione sui ritmi biologici e sulla salute. Il vero interrogativo riguarda quindi il bilancio complessivo dei sette mesi di ora legale, un bilancio che dovrebbe mettere insieme dimensioni energetiche, economiche, ambientali, sanitarie e comportamentali.

A fare il punto è Antonio Disi, responsabile del Laboratorio Strumenti per la Promozione dell’Efficienza Energetica del Dipartimento ENEA, Unità per l’Efficienza Energetica, che analizza i dati disponibili per l’Italia e le più recenti evidenze scientifiche. Il quadro che emerge non porta a una risposta semplicistica: l’ora legale continua a produrre un risparmio energetico misurabile, ma quantificare il suo effetto complessivo sulla società richiede un’analisi molto più ampia rispetto al solo consumo di elettricità.

Quanta energia permette di risparmiare l’ora legale in Italia?

Sul fronte energetico, il dato più immediato arriva da Terna. Per i sette mesi compresi tra il 29 marzo e il 25 ottobre 2026, il gestore della rete elettrica italiana stima un minor consumo di circa 302 milioni di kWh, una quantità equivalente, secondo la stima, al consumo medio annuo di circa 115mila famiglie. Il beneficio economico associato a questa riduzione dei consumi viene valutato in circa 80 milioni di euro, mentre il risparmio in termini ambientali corrisponderebbe a circa 142mila tonnellate di CO₂ in meno.

Si tratta di valori previsionali, ottenuti confrontando i consumi attesi durante il periodo dell’ora legale con quelli che si sarebbero verificati mantenendo l’ora solare. Il dato diventa ancora più significativo se osservato su un arco temporale più lungo: secondo Terna, tra il 2004 e il 2025, l’ora legale avrebbe consentito di evitare complessivamente oltre 12 miliardi di kWh di consumi elettrici, con un beneficio economico cumulato stimato in circa 2,3 miliardi di euro. Il vantaggio energetico, dunque, esiste e può essere quantificato, anche se la sua entità è cambiata nel corso degli anni.

Perché il risparmio energetico dell’ora legale è diminuito nel tempo?

Il motivo è legato anche alla trasformazione del sistema energetico e delle abitudini quotidiane. L’illuminazione artificiale rappresenta infatti una componente sempre meno pesante dei consumi elettrici rispetto al passato, soprattutto grazie alla diffusione dei LED e delle tecnologie ad alta efficienza energetica. Spostare un’ora di luce naturale dalla mattina alla sera continua quindi ad avere un effetto, ma non produce lo stesso vantaggio che avrebbe prodotto diversi decenni fa.

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Il ritorno all’ora solare riapre il dibattito sui consumi energetici: nel 2026 l’ora legale è associata a una stima di 302 milioni di kWh di elettricità risparmiata.

L’effetto, inoltre, non è identico durante tutto il periodo dell’ora legale. Tende a essere più evidente in primavera e in autunno, quando l’allungamento delle ore di luce può ridurre maggiormente il ricorso all’illuminazione artificiale nelle ore serali, mentre risulta più contenuto nei mesi centrali dell’estate, quando le giornate sono già naturalmente molto lunghe. È proprio questa variabilità che rende necessario leggere i numeri nel loro contesto, senza trasformare il risparmio energetico in una misura assoluta dell’utilità dell’ora legale.

Quali vantaggi porta l’ora legale a cittadini, imprese e Stato?

Per il sistema Paese, il beneficio più facilmente misurabile riguarda dunque la riduzione dei consumi elettrici, con conseguenze economiche e ambientali. Ma la maggiore disponibilità di luce naturale nelle ore serali può produrre effetti anche sulla vita quotidiana e sulle attività economiche. Per i cittadini, avere più luce dopo la conclusione della giornata lavorativa o scolastica significa disporre di maggiori opportunità per gli spostamenti, l’attività fisica e il tempo trascorso all’aperto.

Alcune ricerche hanno associato una maggiore disponibilità di luce serale a possibili effetti favorevoli sull’attività fisica, sulla sicurezza stradale e sulla criminalità, anche se le evidenze scientifiche non sono uniformi e non consentono di trasformare queste associazioni in conclusioni definitive. Per le imprese, l’impatto può essere particolarmente interessante nei settori del commercio, turismo, ristorazione, sport e tempo libero, dove una maggiore presenza di luce naturale nelle ore serali può favorire la frequentazione degli spazi e prolungare alcune attività. Anche in questo caso, tuttavia, l’effetto dipende dal settore, dal territorio e dalle abitudini della popolazione.

Il cambio dell’ora può avere effetti sulla salute?

È proprio qui che il quadro diventa più delicato. Occorre distinguere gli effetti prodotti dal cambio dell’ora in sé da quelli associati ai sette mesi nei quali viene mantenuta l’ora legale. Lo spostamento delle lancette modifica temporaneamente l’organizzazione del sonno e i ritmi circadiani, e questi effetti sono stati studiati in numerose ricerche.

Una recente meta-analisi condotta su 12 studi in 10 Paesi ha stimato, dopo il passaggio primaverile all’ora legale, un aumento di circa 4% del rischio di infarto miocardico acuto. Anche in Italia sono state osservate evidenze specifiche: uno studio basato sui dati amministrativi INAIL relativi al periodo 2013-2017 ha rilevato un aumento del 2% degli infortuni sul lavoro nei primi tre giorni successivi all’introduzione dell’ora legale. L’effetto, secondo lo studio, tende però a scomparire nei giorni successivi.

Questo elemento è fondamentale per interpretare correttamente il dibattito. Un aumento temporaneo di determinati rischi immediatamente dopo lo spostamento delle lancette descrive il costo della transizione, ma non stabilisce automaticamente quale sia il bilancio complessivo dei sette mesi successivi.

Il bilancio complessivo dell’ora legale è davvero positivo?

È probabilmente questa la domanda più difficile. Per rispondere in modo scientificamente robusto non basta sommare alcuni vantaggi e alcuni svantaggi osservati separatamente. Sarebbe necessario costruire un vero controfattuale, cioè confrontare ciò che accade nei sette mesi con l’ora legale con ciò che sarebbe accaduto negli stessi identici mesi se fosse rimasta in vigore l’ora solare.

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Il vero bilancio dell’ora legale non riguarda soltanto l’energia: entrano in gioco emissioni, salute, attività economiche, sicurezza e abitudini quotidiane.

Un’analisi di questo tipo dovrebbe considerare simultaneamente consumi energetici, emissioni, salute, incidentalità, attività economiche e comportamenti sociali. Il problema è che le evidenze oggi disponibili sono molto più solide per alcuni singoli aspetti che per il loro effetto combinato. Per questo, secondo Disi, non sarebbe scientificamente corretto presentare già oggi un bilancio complessivo e definitivo come necessariamente positivo o negativo.

Anche il dato dei 302 milioni di kWh risparmiati nel 2026, pur essendo significativo, non è sufficiente da solo per stabilire quale sia il saldo generale. Allo stesso modo, gli effetti sanitari osservati nei giorni immediatamente successivi al cambio dell’ora non possono essere utilizzati automaticamente per giudicare l’intero periodo dell’ora legale. Sono due piani distinti, che spesso finiscono invece per essere sovrapposti nel dibattito pubblico.

Perché il futuro della ricerca dovrebbe concentrarsi sul valore di un’ora di luce?

Il punto centrale della questione potrebbe allora essere formulato in modo diverso: quanto vale per una società spostare un’ora di luce naturale dalla mattina alla sera? La risposta non può essere cercata soltanto nella bolletta elettrica. Deve comprendere il modo in cui cambia l’utilizzo degli spazi pubblici, la mobilità, il tempo libero, le attività economiche, il sonno e, più in generale, l’organizzazione della vita quotidiana.

Il confronto sull’eventuale superamento del cambio stagionale dell’ora, già discusso anche a livello europeo, nasce proprio dall’intersezione di queste dimensioni. Da una parte ci sono risparmio energetico, minori emissioni e maggiore disponibilità di luce nelle ore serali; dall’altra gli effetti associati alla transizione e alla modifica temporanea dei ritmi circadiani. Separare questi fenomeni è essenziale per evitare conclusioni troppo rapide.

Per i prossimi anni, quindi, la questione più interessante non sembra essere soltanto stabilire se l’ora legale “convenga” oppure no, ma sviluppare strumenti di ricerca capaci di misurare il valore complessivo di questa scelta per la società. È un problema che riguarda energia e ambiente, ma anche salute, economia e comportamenti: proprio per questo, il bilancio definitivo richiede ancora dati e analisi capaci di mettere insieme dimensioni che finora sono state studiate soprattutto separatamente.