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Batteria al litio, la scoperta cinese che resiste fino a -70 °C

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Una nuova batteria sperimentale sviluppata in Cina mantiene prestazioni sorprendenti anche a temperature estreme, arrivando a funzionare fino a -70 °C. Una ricerca che potrebbe aprire scenari interessanti per auto elettriche, droni e sistemi aerospaziali. 🔋❄️

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Una batteria che resiste a -70 °C: la svolta cinese contro il freddo estremo

Il freddo estremo rappresenta da sempre una delle sfide più difficili per le batterie ricaricabili. Quando la temperatura scende drasticamente, infatti, i processi elettrochimici che consentono agli ioni di litio di spostarsi tra gli elettrodi attraverso l’elettrolita diventano progressivamente più lenti. La conseguenza è un aumento della resistenza interna della batteria, con una riduzione della potenza disponibile e, soprattutto, della quantità di energia che può essere effettivamente utilizzata. Per chi utilizza un dispositivo alimentato a batteria, il fenomeno si traduce spesso in un’autonomia che sembra crollare improvvisamente, anche quando la carica residua indicata dal sistema appare ancora elevata.

Il problema assume dimensioni ancora più importanti quando si parla di auto elettriche, droni, satelliti e sistemi aerospaziali, applicazioni nelle quali una batteria deve continuare a fornire energia anche quando viene esposta a condizioni ambientali estremamente severe. Il freddo non è soltanto una questione di comfort o di riduzione temporanea dell’autonomia: in determinate applicazioni può diventare un vero limite operativo. È anche per questo che la ricerca sulle batterie si sta concentrando sempre più non soltanto sull’aumento della capacità energetica, ma sulla possibilità di mantenere prestazioni elevate in un intervallo di temperature molto più ampio.

Perché il freddo mette così in difficoltà le batterie al litio?

Il comportamento delle batterie a basse temperature dipende in larga misura dalla chimica dell’elettrolita e dalla facilità con cui gli ioni di litio riescono a muoversi al suo interno. Quando la temperatura diminuisce, il movimento delle particelle rallenta e le interazioni tra le molecole diventano un ostacolo più significativo al trasporto ionico. La batteria può quindi continuare a contenere una quantità considerevole di energia, ma non riuscire a renderla disponibile con la stessa efficienza osservata a temperatura ambiente.

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Una batteria sperimentale al litio-metal sviluppata da ricercatori cinesi ha mostrato la capacità di funzionare anche a temperature estremamente basse, arrivando fino a -70 °C.

Per i veicoli elettrici questo fenomeno è particolarmente evidente. Una batteria esposta a temperature molto basse può fornire meno potenza e presentare una riduzione dell’autonomia utilizzabile, mentre i sistemi di gestione termica devono intervenire per riportare le celle verso condizioni più favorevoli. Riscaldare la batteria, però, richiede a sua volta energia. Si crea così un problema circolare: una parte dell’energia immagazzinata deve essere utilizzata proprio per consentire alla batteria di sfruttare meglio l’energia che contiene.

Perché la Cina sta investendo così tanto nelle nuove batterie?

La ricerca assume un peso strategico anche alla luce della posizione dominante che la Cina occupa nel mercato globale delle batterie per veicoli elettrici. Secondo i dati citati nel testo originale di SNE Research, CATL detiene una quota globale del 39,2%, mentre BYD raggiunge il 16,4%. Seguono LG Energy Solution con il 9,2%, CALB con il 5,3% e Gotion High-Tech con il 4,5%. Al di là delle singole percentuali e della loro evoluzione nel tempo, il quadro evidenzia il ruolo centrale dell’industria cinese nella competizione internazionale sulle tecnologie di accumulo.

Migliorare il comportamento delle batterie in condizioni estreme significa quindi intervenire su uno dei principali limiti tecnologici dell’elettrificazione. Ed è proprio su questo terreno che un gruppo di ricercatori della Nankai University ha ottenuto risultati particolarmente interessanti, lavorando su una nuova configurazione di batteria litio-metallica e, soprattutto, su un elettrolita progettato per mantenere una maggiore mobilità degli ioni anche quando la temperatura precipita.

Come può un nuovo elettrolita migliorare le prestazioni a temperature estreme?

L’idea alla base della ricerca è sorprendentemente semplice da descrivere, ma molto più complessa da realizzare: modificare la composizione dell’elettrolita introducendo una chimica basata sul fluoro in grado di ridurre l’interazione tra le molecole dell’elettrolita e gli ioni di litio. Nelle batterie convenzionali, a temperature molto basse, queste interazioni possono rendere più difficile il movimento degli ioni attraverso l’elettrolita. Se invece il legame viene indebolito, gli ioni possono conservare una maggiore libertà di movimento e il trasporto ionico può risultare più efficiente.

Il punto interessante non consiste quindi semplicemente nell’aver aggiunto fluoro alla batteria. La vera sfida è stata sviluppare una molecola capace di mantenere caratteristiche favorevoli proprio nelle condizioni in cui gli elettroliti tradizionali iniziano a perdere efficienza. È questo aspetto chimico a rendere particolarmente interessante la ricerca: intervenire sulla struttura dell’elettrolita significa cercare di risolvere il problema alla sua origine, invece di limitarsi a compensarne gli effetti attraverso sistemi esterni di riscaldamento.

Quanto può rendere una batteria a -50 °C?

I risultati sperimentali riportati dai ricercatori su Nature sono notevoli. Le celle sviluppate raggiungono oltre 700 Wh/kg a temperatura ambiente e mantengono una densità energetica intorno ai 400 Wh/kg a -50 °C. Si tratta di valori che attirano immediatamente l’attenzione perché mostrano una capacità di conservare una quantità significativa delle prestazioni anche in condizioni nelle quali le batterie convenzionali incontrano difficoltà molto più marcate.

Ma il dato più sorprendente riguarda la temperatura ancora più estrema di -70 °C. Anche in queste condizioni le celle sperimentali continuano a funzionare e mantengono una capacità significativa, sebbene con un evidente peggioramento delle prestazioni rispetto alle temperature più favorevoli. Il risultato non significa che sia già disponibile una batteria commerciale capace di alimentare normalmente un’automobile a -70 °C, ma dimostra che la chimica della batteria può essere progettata per ampliare considerevolmente il proprio intervallo operativo.

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La ricerca sull’elettrolita al fluoro punta a mantenere più efficiente il movimento degli ioni di litio anche in condizioni di freddo estremo, aprendo prospettive per mobilità elettrica e applicazioni aerospaziali.

La batteria a -70 °C è già pronta per le auto elettriche?

No, ed è probabilmente questo il punto più importante da sottolineare. Per quanto i risultati siano promettenti, le batterie sviluppate dai ricercatori cinesi sono ancora sistemi sperimentali di laboratorio. Le condizioni utilizzate per ottenere queste prestazioni sono particolarmente favorevoli: gli esperimenti impiegano una quantità molto ridotta di elettrolita e anodi di litio molto sottili, configurazioni che non possono essere automaticamente trasferite a una batteria destinata alla produzione industriale su larga scala.

Tra laboratorio e mercato esiste infatti una distanza considerevole. Una tecnologia destinata alle automobili deve garantire non soltanto elevata densità energetica, ma anche durata nel tempo, sicurezza, stabilità durante migliaia di cicli di carica e scarica, costi compatibili con la produzione industriale e prestazioni uniformi su celle di dimensioni e formati differenti. Deve inoltre poter essere integrata in pacchi batteria complessi e sottoposta a rigorosi test di affidabilità.

Quali applicazioni potrebbero beneficiare di questa tecnologia?

Se la ricerca riuscirà a superare questi ostacoli, le potenziali applicazioni andrebbero ben oltre il settore delle automobili elettriche. Una batteria capace di mantenere un’elevata densità energetica a temperature estreme potrebbe risultare particolarmente preziosa per droni, satelliti, aeromobili e sistemi aerospaziali, dove peso e disponibilità energetica sono fattori critici e dove le condizioni ambientali possono essere molto più severe rispetto a quelle incontrate sulla superficie terrestre.

La prospettiva più interessante, dunque, non è soltanto quella di eliminare il problema dell’autonomia in inverno. È la possibilità di sviluppare una nuova generazione di sistemi di accumulo capaci di combinare alta energia specifica e ampia tolleranza alle temperature estreme. Per ora siamo ancora davanti a una dimostrazione scientifica e non a una rivoluzione commerciale già compiuta. Ma se questa architettura riuscirà a mantenere le proprie caratteristiche passando dal laboratorio alla produzione industriale, il risultato ottenuto in Cina potrebbe rappresentare uno dei tasselli più interessanti nella lunga evoluzione delle batterie al litio.