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Volkswagen Mission Efficiency: l’auto elettrica che sfida ogni record di efficienza

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Un’auto elettrica ha percorso oltre 1.278 km consumando appena 7,51 kWh/100 km. Volkswagen riscopre la filosofia dell’XL1 e mostra che per aumentare l’autonomia non servono necessariamente batterie sempre più grandi. 🚗⚡

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Volkswagen Mission Efficiency: 1.278 km con consumi record

Volkswagen ha deciso di riportare al centro dell’attenzione una domanda che sembrava quasi dimenticata nella corsa all’elettrificazione: per rendere un’auto elettrica più efficiente è davvero necessario continuare ad aumentare la capacità della batteria? Il prototipo Volkswagen Mission Efficiency sembra suggerire una risposta diversa. Durante una prova reale di lunga percorrenza, il veicolo ha percorso 1.278,36 chilometri con un consumo medio di appena 7,51 kWh/100 km, comprese le perdite energetiche legate alla ricarica. Un risultato particolarmente significativo perché non nasce esclusivamente da una simulazione al computer o da un test condotto in laboratorio, ma da un viaggio documentato tra Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Austria.

Il progetto rappresenta, almeno nelle intenzioni di Volkswagen, una sorta di laboratorio viaggiante dedicato alla ricerca della massima efficienza possibile. La casa tedesca lo definisce infatti il veicolo elettrico prossimo alla produzione più efficiente al mondo, anche se non ha annunciato la trasformazione del prototipo in un modello destinato alla vendita. Il suo interesse, tuttavia, va oltre il record in sé: Mission Efficiency nasce per dimostrare quanto sia possibile ridurre il consumo energetico intervenendo sull’intero veicolo, dalla carrozzeria alla propulsione, invece di affidarsi principalmente a batterie sempre più grandi.

Perché l’aerodinamica è diventata il vero protagonista?

Uno dei numeri più impressionanti riguarda proprio la carrozzeria. Il prototipo ha raggiunto un coefficiente di resistenza aerodinamica di appena 0,158 Cx, un valore estremamente basso anche considerando gli standard dei veicoli elettrici più avanzati. L’aerodinamica assume infatti un’importanza crescente all’aumentare della velocità: superata una certa soglia, una parte consistente dell’energia utilizzata dal motore serve semplicemente a vincere la resistenza dell’aria.

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Il Volkswagen Mission Efficiency ha percorso 1.278,36 km con un consumo medio di appena 7,51 kWh/100 km, comprese le perdite di ricarica.

Il dato acquista ancora più significato se confrontato con quello del Volkswagen XL1, il rivoluzionario modello ibrido prodotto in serie limitata dalla casa tedesca tra il 2014 e il 2016. Quel veicolo aveva raggiunto un Cx di 0,189, diventando uno degli esempi più estremi di progettazione orientata all’efficienza. Mission Efficiency riesce quindi ad andare ancora oltre, trasferendo quella stessa filosofia nel mondo della mobilità completamente elettrica.

Non si tratta soltanto di disegnare una carrozzeria più affusolata. Per ottenere un valore simile è necessario intervenire sull’intero progetto del veicolo, riducendo turbolenze, superfici esposte e perdite aerodinamiche. È proprio questo approccio sistemico a rendere interessante il prototipo: l’obiettivo non è semplicemente ottenere un’autonomia elevata, ma consumare meno energia per ogni chilometro percorso.

Quanto può consumare davvero un’auto elettrica così efficiente?

Volkswagen ha realizzato anche una prova in condizioni particolarmente favorevoli, mantenendo il veicolo a una velocità costante di 68 km/h, su un percorso privo di dislivelli e con i sistemi ausiliari sotto controllo. In questo scenario Mission Efficiency ha registrato un consumo di appena 6,48 kWh/100 km.

È un valore che permette di comprendere la portata tecnica del progetto, ma che deve essere interpretato correttamente. Un consumo ottenuto a velocità costante e in condizioni ideali non rappresenta quello che un automobilista incontrerebbe necessariamente nella vita quotidiana, dove entrano in gioco traffico, accelerazioni, frenate, vento, temperatura, pendenze e utilizzo del climatizzatore. Il dato più interessante è quindi quello ottenuto successivamente su un itinerario molto più articolato.

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Con un Cx di 0,158, il prototipo Volkswagen porta la ricerca sull’efficienza aerodinamica oltre il già straordinario risultato del precedente XL1.

Nel viaggio ufficialmente documentato, il prototipo ha attraversato 1.278,36 km, partendo dal centro di sviluppo Volkswagen di Wolfsburg e passando per Poznań, in Polonia, e Olomouc, nella Repubblica Ceca, prima di raggiungere Vienna. La velocità media è stata di 67,72 km/h, mentre la velocità massima ha raggiunto 138 km/h. Nonostante condizioni decisamente meno controllate rispetto al test a velocità costante, il consumo complessivo è rimasto a 7,51 kWh/100 km, includendo anche le perdite durante la ricarica. Escludendo queste ultime, il valore scende a 6,89 kWh/100 km.

È probabilmente questo il numero che rende il progetto più interessante dal punto di vista tecnologico: non tanto il record assoluto ottenuto in condizioni perfette, quanto la capacità di mantenere un consumo estremamente contenuto durante un viaggio di oltre mille chilometri.

Perché una batteria più piccola può essere un vantaggio?

La batteria utilizzata da Mission Efficiency ha una capacità netta di 54,9 kWh, un valore che appare quasi sorprendentemente contenuto se confrontato con quello di molte moderne auto elettriche progettate per offrire autonomie elevate. Ancora più significativo è il fatto che, durante l’intero percorso, il prototipo abbia effettuato una sola sosta per la ricarica.

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Il veicolo è arrivato a Vienna senza aver completamente esaurito l’accumulatore e il computer di bordo indicava ancora circa 164 km di autonomia residua. Il risultato evidenzia un principio spesso trascurato nel dibattito sulla mobilità elettrica: aumentare le dimensioni della batteria non è necessariamente la soluzione migliore per ottenere maggiore autonomia.

Una batteria più grande significa infatti anche maggiore peso, maggiore costo e maggiore quantità di materiali da produrre e trasportare. Se invece si riesce a ridurre drasticamente il fabbisogno energetico del veicolo, diventa possibile ottenere una lunga autonomia con un accumulatore più compatto. È un approccio che potrebbe avere conseguenze importanti anche sul piano industriale, soprattutto in un mercato nel quale il costo e il peso delle batterie continuano a rappresentare elementi centrali nello sviluppo delle automobili elettriche.

Che cosa c’entra il nuovo Volkswagen ID. Polo?

Mission Efficiency non è un esercizio completamente separato dalla produzione automobilistica. Il sistema di propulsione del prototipo deriva infatti dalla tecnologia utilizzata dal nuovo Volkswagen ID. Polo, il modello elettrico compatto che rappresenta uno dei progetti più importanti della nuova generazione di vetture elettriche della casa tedesca.

La precisazione è fondamentale: non significa che un ID. Polo possa replicare automaticamente i consumi del prototipo. La carrozzeria di Mission Efficiency è stata progettata specificamente per raggiungere un livello di efficienza aerodinamica estremo e non può essere considerata rappresentativa di una normale automobile destinata al mercato. Tuttavia, il fatto che parte della tecnologia di propulsione derivi da un modello di produzione permette di osservare il progetto da una prospettiva diversa.

Volkswagen sta cercando di capire quali soluzioni sviluppate per un prototipo estremo possano essere trasferite, almeno in parte, alle automobili prodotte in grandi volumi. È qui che un record apparentemente lontano dalla vita quotidiana può assumere un valore concreto per il futuro della mobilità elettrica.

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Mission Efficiency è il nuovo Volkswagen XL1?

Il collegamento con il Volkswagen XL1 non è soltanto estetico o simbolico. La filosofia dei due progetti è sorprendentemente simile: ridurre ogni possibile spreco energetico prima ancora di pensare ad aumentare la quantità di energia disponibile a bordo.

L’XL1 pesava appena 795 kg e utilizzava un sistema ibrido composto da un motore diesel TDI bicilindrico da 48 CV, un motore elettrico da 27 CV e una batteria da 5,5 kWh. La sua carrozzeria in fibra di carbonio raggiungeva il già citato Cx di 0,189. Secondo il vecchio ciclo di omologazione NEDC dichiarava un consumo di appena 0,9 l/100 km, poteva percorrere circa 50 chilometri in modalità esclusivamente elettrica e superava i 500 chilometri di autonomia complessiva.

Mission Efficiency riprende oggi quella stessa ossessione per l’efficienza, ma la porta nell’era dell’auto elettrica. Non sappiamo ancora se alcune delle sue soluzioni arriveranno su un futuro modello Volkswagen, né se il prototipo diventerà mai un’automobile acquistabile. Il messaggio tecnologico, però, appare già abbastanza chiaro: l’evoluzione dell’auto elettrica potrebbe non passare soltanto da batterie più grandi e ricariche più rapide, ma anche da vetture capaci di richiedere molta meno energia per muoversi.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante dell’esperimento Volkswagen. In un settore abituato a misurare i progressi soprattutto in chilometri di autonomia e capacità delle batterie, Mission Efficiency sposta nuovamente l’attenzione verso un parametro più fondamentale: quanta energia serve realmente per percorrere un chilometro. Se questa filosofia riuscirà a trasferirsi dai prototipi alle automobili prodotte in grandi numeri, il futuro dell’elettrico potrebbe essere molto più leggero, efficiente e razionale di quello immaginato finora.